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Oziose riflessioni sul rosicamento nazionale

C’è un termine che va di moda negli ambienti di rete: “webete”. Ove per webete s’intenda colui che scrive a capocchia tirando in ballo argomenti quali  Renzi, migranti, economia qualsiasi sia il tema di cui si sta discutendo.

Il problema è che applicando un minimo di distacco critico cosa emerge non è solo stupidità pura (*) ma rosicamento.
Il webete medio non ha problemi di cervello (**) quanto di fegato. Non si sta indignando su fatti, si sta indigando perchè si sente come se l’avessero fregato in qualche modo.
Se X va a cena da Obama e magari ha vinto l’Oscar, un minimo di merito ce l’ha.
Di sicuro ha qualche merito in più di Pippuccio o Solare-e-un-po’-pazza che gli stanno vomitando addosso pezzi di fegato.
Il problema è che Pippuccio o Solare-e-un-po’-pazza han magari sentito parlare di meritocrazia ma non hanno la minima idea di che cosa sia. Se gli spiegassi che è il valore di cosa si fa in un determinato campo e che prescinde da sesso/età/nazionalità/razza e religione sarebbero stupiti e anche un po’ indignati.
Vuoi mettere che uno di quei negri sbarcati gli porta via il posto perchè è più bravo di lui e non basta essere italiani ?

Il rosicone nazionale è un perdente e lo sa. Ed è per quello che è indignato/arrabbiato/nostalgico. Sogna un passato che non c’è mai stato condividendo immagini ove si narra di anni ’30 mai esistiti (***), sogna un presente che non potrebbe esserci perchè, anche si tornasse alla lira, di sicuro non ritornano i pomodori a 500 lire ma, minimo, a 1.500 (****).

Il rosicone nazionale si beve qualsiasi baggianata ed è terrorizzato dal mondo scientifico, facendo finta di disprezzarlo, perchè non ha gli strumenti minimi per capire di cosa si stia parlando o cosa stia succedendo.

Nel medioevo gli affreschi servivano a sopperire all’analfabetismo. In un certo senso era più semplice spiegare le storie della Bibbia a fumetti, di sicuro non si preoccupavano di spiegare i voli teologici a fumetti. Già allora il rosicone antico aveva paura di cosa non era in grado di spiegare e, per fare più in fretta, chiamava l’inquisitore per riportare tutto a posto.

Il rosicone attuale non può farlo. Si trova in un mondo che non capisce, ad affrontare una realtà complessa che non sa spiegare e rifiuta in qualsiasi modo di acquisire strumenti per capirla.

In un libro di circa 30 anni fa Rifkin disegnava un futuro in cui elite culturali sarebbero state circondate da masse di ignoranti funzionali. Quel futuro è adesso.

Il domani sarà peggio perchè sta arrivando l’automatizzazione delle fabbriche e il rosicone, sprovvisto di strumenti, si troverà ancora peggio in quanto diminuiranno i posti di lavoro alla sua portata.

Cosa non mi è chiaro è come si sia passati da un sottoproletariato (*****)che voleva acquisire cultura, che parlava del padrone che sa 100 parole e tu ne devi conoscere altrettante, a un gruppo che condidera la conoscenza qualcosa da cui fuggire.

Il futuro di Rifkin è oggi. Se noi siamo le elite culturali, forse abbiamo anche il “dovere” di far qualcosa per ridare al rosicone fattezze e menti umane.

Sennò qualcuno si troverà come il protagonista di “Sono leggenda”: da solo, in mezzo ad una folla aggressiva, a pensare che è l’ultimo del suo genere, lui è leggenda.

(*) Quella non manca mai. Dopo 3 commenti 3 su Renzi diventi renziano sfegatato visto che lo descrivono con toni talmente grotteschi che ti diventa simpatico.
(**) Ha seri problemi di grammatica e ortografia ma questo è un altro paio di maniche.
(***) Nel periodo di “lira a quota 90” gli abitanti della terra natia di Pippuccio o Solare-e-un-po’-pazza mediamente facevano una gran fame e se provavano ad alzare la testa venivano pesantemente mazzulati.
(****) Lasciamo perdere altri discorsi tipo “quanto verrebbe a costare l’energia” perchè sarebbe un discorso troppo sofisticato.
(******) Il rosicone E’ il sottoproletariato di antica memoria

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I dannati della terra locali

in questo periodo faccio fatica a reggere i piangina nazionali, gli “a noi italiani niente”.

Faccio fatica perché vedo tanto piangersi addosso, tanto ricordare quanto sia disperata la loro situazione e ho la sensazione che ci sia poco darsi da fare per migliorarla.

Facciamo un esempio: sei una trentenne disoccupata e senza soldi. Scrivi un post su Facebook lamentandoti di qualcosa tipo “Non mi fanno entrare al cimitero col cane”.

A naso sarebbe una questione innocua, un tema buono per passare il tempo e dividersi tra pro/contro e vai coi carri.
Nulla di speciale.

Peccato che si tiri subito in ballo che il cane al cimitero non può entrare ma una zingara può chiedere la carità sullo spiazzo adiacente.

A parte il non sequitur tra “il cane non può entrare la cimitero” e “la zingara può chiedere la carità”, la frase viene scritta in italiano improbo.

Nasce una discussione che si divide in due rami: il cane e la zingara.
Nel primo ramo abbiamo ancora lampi di civiltà e di discussione sensata.
Nel secondo esce il peggio del peggio compreso il pirla di turno che, con mentalità da far invidia ad un nazista anni ’30, propone di andare a far mordere la zingara dal suo pit bull (*)
Il tipo non ha mai incontrato la zingara, non ha mai saputo della sua esistenza fino a due secondi prima. Non sa neppure che faccia abbia e, nel caso, si ingegnerebbe anche a far mordere una qualsiasi passante perché tanto non saprebbe riconoscerla (**).
Non sono cose che puoi spiegare a questo tipo di italico-piangina, l’unica è segnalarlo per “hate speech” e sperare che emigri per lavorare in qualche miniera remota.

Ricapitolando: un fatto assolutamente risibile diviene l’occasione per dar sfogo al pianginismo italico.
Non per qualsiasi legame con il fatto ma perché è uscita la parola zingara.
Fino a qui il pianginismo è stato limitato, più razzismo che pianginismo.

Qualcuno però “osa” far presente che nessuno è mai morto se il cane non entra al cimitero e se non hanno qualcosa di meglio da fare.
Non l’avessero mai fatto.
Inizia un coro a varie voci sul tema “Noi siamo disoccupati, non abbiamo i soldi per piangere” (***) e un crescendo di pianginismo perché “siamo italiani non ci danno un centesimo“(***) fino all’apoteosi di “Chiedere carità e reato. Io visto Tv”. (all’io visto TV mi son venuti in mente gli indiani dei film degli anni ’30).

Il tutto massacrando buon senso, grammatica e essendo anche un pelino difficili da leggere perchè, in assenza di virgole, entri in apnea prima di finire la frase.

Mentre leggo mi vengono in mente alcune cose vaghe tipo “Se sei così in bolletta l’adsl e il computer per andare su Facebook come te li mantieni? A botte di tirate sui ROM ?”
E ancora “Hai un cane che mangia un kg di carne al giorno. O quella povera bestia è diventata vegana o vai in giro con l’arco a tirare ai piccioni”.

Di base mi rimane però un’idea di base ossia che senza preparazione, cultura e le basi non vai da nessuna parte.
Possono fare tutti gli xxx-act che vogliamo ma questa gente ben difficilmente troverà una sistemazione perchè gli mancano tutti gli strumenti. A partire dalla scrittura di un CV (****)agli strumenti necessari per affrontare il mondo attorno o per cercare un lavoro.
All’ignoranza totale di cosa sta succedendo che fa si che si sentano vittime di tutto e tutti. Un po’ è vero perchè di squali e sciacalli che ci marciano ce ne sono a bizzeffe ma il vittimismo non serve a trovarti un lavoro o a costruirti un futuro.
Un vittimismo che impedisce di capire che il primo sforzo deve essere personale, deve essere nel migliorarsi.

L’economia li da perdenti perchè non sono competitivi rispetto ad un qualsiasi immigrato che sia qui da almeno un paio di anni (*****). Un certo populismo li vuole vittime e perdenti perchè solo così prospera.

Però il primo passo spetta a loro e solo loro possono tirarsi fuori dall’ignoranza e dalla miseria (Non parliamo di senso figurato, sono proprio ignoranti e poveri sia in senso umano che materiale).

Ben vengano i redditi di cittadinanza e le iniziative per aiutarli. Ma che questo sia soggetto a richieste di miglioramento e iniziative.

A meno di volere l’ennesimo populismo o la distrubuzione del grano di età imperiale.

(*) Qui ci sarebbe qualcosa da dire su quel povero cane. I pitbull hanno pessima fama per colpa di padroni idioti e l’idea di un cane addestrato a mordere fa paura, soprattutto se in mano a un cretino
(**) L’ho vista. E’ una signora di circa 50 anni bionda, vestita con jeans e maglione. Di sicuro potrebbe essere chiunque
(***) Un sacco di virgole sono state maltrattate durante la scrittura di questo post e la grammatica è scesa in sciopero durante il thread iniziale
(****) Immagino che roba tipo “Io andato scuola media. Io preso diploma” non faccia grande impressione
(*****) Di sicuro conosce meglio l’italiano
 

Non è solo una strage di poveracci, è anche una strage di cervelli

BauleOggi sono avvenuta due stragi. Una di esseri umani, tremenda ed angosciante.

Una di cervelli. E’ come se di botto una buona dose di italiani (*) avessero rinunciato a doti quali raziocinio, pietà e qualsiasi cosa li distingua un animale con la rabbia da un normale essere umano.

Nella foto il baule del fratello della mia bisnonna. Epoca: fine 800. Lui era un migrante.

Come buona parte dei parenti degli afflitti da uno dei virus della rabbia.

Piangiamo 700 morti e alcune centinaia di migliaia di cervelli

(*) Incluse un’alta dose di fake visto in un caso una aveva 4 tweet che dicevano la stessa cosa

(*)

Oziose considerazioni su Charlie Hebdo e i nostri stercorari

Tra discorsi in giro, giornali e social network mi è successo di apprendere delle reazioni della nostra destra più becera all’attentato di Parigi.

Facciamo una premessa: Charlie Hebdo era un giornale irriverente, di sinistra e che non stava a distinguere tra diverse religioni.
Ve l’immaginate uno dei nostri becer-destraioli alle prese aclune di queste vignette ?

A Cristiano Magdi verrebbe un infarto, Gasparri invocherebbe la chiusura e Salvini di sicuro troverebbe che qualcuno degli antenati degli autori erano immigrati clandestini.

Tutto ciò sarebbe folklore non fosse che escono cose ancora peggiori.

Prendiamo la questione immigrati, cavallo di battaglia attuale della Lega. A sentir loro siamo i barconi sono pieni di immigrati musualmani pronti a metterci il velo e a togliere i simboli cristiani.

C’è un piccolissimo, secondario problema: tra gli immigrati che stanno arrivando ci sono anche cristiani in fuga. CRI-STIA-NI ossia seguaci di Cristo, discedenti dai membri delle prime chiese cristiane.
Oppure curdi, magari yazidi.

L’alternativa è che questa gente la lasciamo crepare in mare. Apprezzo il vostro spirito cristiano, mi ricordavo “Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato” (Mt 25,42-43) (*) ma come ebbe a sentirmi dire io sono anticristiana e anticlericale per cui non è detto che abbia compreso appieno il brano, magari quel “ero straniero” si riferisce a “ero abitante della comunità europea”.

Il secondo punto sono tradizioni e accidenti vari e qui ci sarebbe molto da dire non fosse altro che la Lega conosce le tradizioni locali come io conosco quelle della Kamciakta citeriore.
Anche perchè queste benedette tradizioni sembrano siano crocifisso nei luoghi pubblici e presepe.

Ora il presepe, ebbene si, è una tradizione italiana. Nessuno s’azzardi a spiegare ai leghisti che molti simboli arrivano dai vangeli apocrifi che vorremmo mai che si spaventassero di tutta quella roba tirata fuori da immigrati clandestini medio-orientali (**).

Per quanto riguarda la costruzione di moscheee che dire, almeno quelli che si lamentano riempissero le chiese invece che c’è una percentuale di partecipazione alle messe che è simile a quella dei francesi.

Siamo partiti da Charlie Hebdo, dalla satira dura, pura e irriverente fino alla blasfemia.
Siamo arrivati al razzismo duro e puro fino a diventare una comica.

Speriamo che un giorno riusciamo anche a ragionare in maniera sensata.

(*) Pochissimi italiani conoscono il Vangelo. Ricordo a Bose una signora che, di fronte ad una citazione evangelica, diede del comunista al monaco che stava tenendo la Lectio.
(**) Paolo di Tarso era cittadino romano, gli altri discepoli no. Però i romani eran decisamente più intelligenti dei nostri contemporani

Dell’astensione, del voto e delle aspettative

Più o meno un anno fa si votava alle primarie. Lieve come un’ape (*) mi avviai anch’io e votai.
Votai Matteo Renzi.

C’erano aspettative, c’era la speranza che qualcosa di nuovo potesse nascere, che questo paese uscisse da quel clima plumbeo in cui si trova, un clima che ricorda l’avanzata delle armate di Mordor.

Volevamo un Aragorn e che “Renewed shall be blade that was broken” (**) come scrisse Tolkien.
Erano attese un po’ messianiche e un po’ grass root.
Ci si sentiva parte di un movimento di rinnovamento, di una speranza che le cose vecchie fossero fatte nuove.

E’ passato un anno, abbiamo sentito grandi discorsi, abbiamo visto il peggio dei riciclati salire sul carro del vincitore e le bele figheire politico-riciclate raccontarci delle loro depilazioni ed estetisti.

Abbiamo visto iniziare cose e le abbiamo viste perdersi. Abbiamo visto uno scontro interno alla sinistra aspro e brutto, una cosa che di sicuro non andava nella direzione di un clima di collaborazione e speranza.

Tutto il resto è ancora aria fritta fatti salvi gli 80 euro che qualcuno ha avuto in più. Abbiamo anche visto aumentare le tasse e giuro che ne facevamo a meno.

Credo che molti siano delusi dal circo renziano, dai proclami, dalle frasi fatte, dalla demonizzazione del nemico (***).

E credo che l’astensione altissima avutasi ieri in Emilia Romagna qualcosa voglia dire.

Caro fratello nello scoutismo Matteo (****) aka Presidente del Coniglio, uscirsene con “Affluenza, problema secondario” quando il 60% delle persone non è andata a votare sta tra il mettere la testa nella sabbia, quello stato mentale che gli anglosassoni chiamano minimisation e dare sfoggio di una capacità di analisi politica da Vispa Teresa.

Altri si sarebbero dimessi con lo stesso risultato.

Ora io mi sento toccata dalla tua frase, mi sento colpita sul personale perchè il prossimo maggio dovrei andare a votare per le comunali.
Tutte e due i possibili candidati PD sono piutttosto “chiacchierati” per usare un eufemismo e tutti e due sono della serie “Stamattina mi son svegliato e ho trovato il Renzon”.
Di fronte a tale meraviglioso spettacolo non riesco a pensare di andarli a votare neppure turandomi naso, orecchie e indossando una maschera antigas.

Io sarò tra gli astenuti alle elezioni di una città della prima cintura torinese e se pensi che il non votare perchè ti verrà offerto di votare il circo sia un problema secondario forse hai perso il polso della situazione.

Un assistente degli scout diceva che nelle comunità capi si era talmente diretti da risultare persino offensivi.
Se dovessi parlare modello co.ca dire che meno circo, depilate e più concretezza possono dare ottimi risultati. Assieme allo scendere dal pero e ritornare a camminare tra gli uomini e le donne di buona volontà al posto dei potenti della terra.

E tutto ciò senza che chi non è d’accordo debba essere necessariamente un gufo (*****).

Perchè questo non è il post di un oppositore, questo è il post di un elettore che vorrebbe disperatamente pensare che c’è ancora speranza, c’è ancora possibilità di riaccendere la speranza.

Altrimenti avrà vinto il circo e quel 60% crescerà ancora.

Assieme alla disperazione.

(*) Citazione di Dickens, fa sempre bene iniziare con un po’ di cultura “alta”
(**) “La lama che fu rotta sarà rinnovata”
(***) Non mi riconosco molto nel sindacato ma quando il fighetto twitteriano di turno si mette a pontificare provo un vago senso di nausea. (Non si parla di gente che conosco e di cui apprezzo l’onestà intellettuale)
(****) Art. 4 della Legge Scout: “Lo scout e la guida sono amici di tutti e fratelli di ogni altra guida e scout”.
(*****) Li colleziono, mi regalassero la mug sarei anche contenta.

Oziose considerazioni sugli album di famiglia (Renzi e l’album di famiglia)

Caro fratello nello scoutismo Matteo Renzi,

oggi ho letto la tua intervista su Repubblica.

Sono arrivata questo punto “Io non sono un massone, sono un boy scout. La verità è che io non omaggio certi poteri e questa è la reazione” e ho ridacchiato un bel po’.

Un po’ perchè il Grande Gomblotto è un grande classico e quando s’invocano i Poteri Forti siamo nel pieno del GC. Vorremo solo capire se stiamo parlando di Bildeberg, NWO o Rettiliani.

La seconda risata di cuore è partita sulla question scoutismo vs massoneria. Perchè vi sono molte voci che dicono che Baden Powell fosse massone e, di sicuro, massone lo era Kipling e nello scoutismo ci siamo fatti dosi massicce di Kipling si tratti di “Kim” o del “Libro della Giungla”. (*)

Peraltro la massoneria viene di solito citata tra i Poteri Forti per cui, a leggere la cosa, avremmo no che fa parte di Poteri Forti ma viene attaccato dai PF. Fantastico.

Ci sarebbe da ridere per non piangere. Stiamo discutendo di un tema fondamentale stante la situazione ed è normale che ci siano discussioni anche accese.
Che il tutto sia ridotto a “Opposizione dei Poteri Forti” lascia un po’ perplessi.

Personalmente mi lascia talmente perplessa da pensare che se tornassi a dicembre 2013 forse non avrei espresso quel voto.

Nel caso, vista la situazione delle casse dello stato, mi piacerebbe capire da dove usciranno le coperture finanziarie per il Job Act. Giusto per ritornare sul piano delle cose pratiche e ricordare che, quando nello scoutismo s’organizza un’impresa, viene richiesto ai ragazzi di presentare un progetto che sia sensato e non pura visione.

Per il resto Buona Caccia. Prima di chiudere, sempre per restare nel tema vorrei ricordarti cosa scriveva Kipling a proposito di collaborazione e unione: “Perchè la forza del lupo è il branco e la forza del branco è il lupo”.

E il branco è un pochino più ampio dei follower di Twitter.

(*) Ci sarebbe poi tutta la questione dei Woodcraft da cui si dipartono i Boy Scout of America, per la parte USA, e il neopaganesimo per la parte inglese (Westlake).

Tu sei ciò che testimoni

Ci sono periodi di introspezione.
Periodi colmi di letture e pensieri e di momenti di revisione.
Momenti in cui ti tornano in mente due parole sentite tanto tempo fa: “La bella condotta”. Bella, un comportamento bello. L’amore per la bellezza, fare della propria vita un capolavoro. (*)
E pensi agli anni spesi riflettendo su questo o quell’altro. E per ”riflettendo“ intendo quel processo intimo che ti porta o avvicina ad un risultato, un modo di essere
Non ho mai chiaro cosa sia la bellezza, ho molto chiaro cosa sia la bruttezza. La vivo nella negazione dell’altro come persona, negando l’altro come essere distinto ed umano ma rendendolo unicamente aggettivo, sagoma di cartone, bersaglio.
L’altro come non-persona.
Levinas parla del volto che scatena la reazione. Negando l’umanità dell’altro ne nego il volto ma, al tempo stesso, ledo e ferisco il mio volto ed il mio spirito.
Per come la vedo devo conoscere il mio bisogno per capire quello altrui. Capire se è capriccio momentaneo, necessità o desiderio. E capire cosa mi venga chiesto in quel momento.
Ho trovato in giro questo e mi veniva in mente come possa essere un esempio di bella condotta
allora l’altro, cesserà di essere semplice “oggetto” destinato a essere condotto alla “mia” verità, unica e universale e diverrà “soggetto” da accogliere nella sua unicità, con la “sua” verità. La verità allora non sarà senza l’altro, né tantomeno contro l’altro, non sarà imprigionabile in categorie giuridiche o in affermazioni dogmatiche, ma troverà spazio nella storia grazie all’incontro tra diversi, tra stranieri che scoprono la possibilità di una comprensione e di una relativa comunione proprio perché accettano di non essere “padroni di casa”, detentori del Senso, proprietari della Verità. ” (E.Bianchi)
Viviamo in tempi di Verità e Valori assoluti, in tempi in cui una sola modalità, un solo modo di essere, un solo modo di agire sembrano essere possibili.

Viviamo in tempi in cui almeno due religioni sono diventate fatto politico, asserzioni di valori e ortoprassi.
Cristianesimo ed Islam ridotte a sinonimo di militanza politica e non di cammino spirituale, ad annuncio di iniziativa legislativa e non ad annunzio o testimonianza di un rapporto con quanto va oltre.

Oggi l’anti-qualsiasi-tipo-di-religione sono essenzialmente asserzioni politiche.

Perché nell’asserzione del Valore Unico, della Modalità unica possono solo essere e vivere istanze assolutistiche.
Se il mistico rappresenta il massimo grado di libertà nel suo andare oltre, la religione “sociale” rappresenta il minor grado di libertà possibile mandando totalmente di qualsiasi afflato spirituale.

E mancando di bellezza.

Mancando di quel cammino che è fatto di silenzio, riflessione e solitudine.

E allontanando, dimenticando quel momento in cui scendi dentro di te e ti poni i perché, cerchi il senso delle tue azioni. E cerchi di identificare le correzioni da apportare. Alla ricerca di un senso più’ profondo da dare alla propria vita che vada oltre la semplice apparenza o il semplice correre dietro al tempo e agli impegni.
Quel momento che ti aiuta ad andare oltre, a cercare di non apparire belli ma esserlo.
Alle volte si soffre per una cosa poi ci si rende conto che quell’evento ti apre uno spazio di cambiamento, ti obbliga a stare in silenzio ed alla fine in quello spazio il silenzio diventa dono.
Con gli anni ed i casini ho sviluppato questa teoria: dietro ad ogni bruttura, dolore c’è la possibilità della bellezza, della gioia. La cosa brutta che ti è successa o hai visto crea le fondamenta per guardare dentro di te e cercare di capire se quel seme di orrore ce l’hai pure tu. E se lo trovi cercare di renderlo innocuo.

(*) Anni di Bose lasciano memorie di frasi e concetti

Ozioso elenco di meraviglie di Renzi scout

La qui presente è stata capo scout AGESCI. Ha avuto vari ruoli e, come chiunque altro si è ritrovata in situazioni tragicomiche, difficili, comiche e decisamente imbarazzanti.

Repubblica va a ravanare nel passato di Matteo Renzi in AGESCI e, ME-RA-VI-GLIA, salta subito fuori una cosa che avrebe reso orgogliosissimi Baden Powell e Mario di Carpegna (*).

Altro che Aquile Randage e Baden (**), qui abbiamo gente che cantava per scacciare i cinghiali.

Ora, come ex-AGESCI, ho provato un attimo d’imbarazzo perchè, sapendo come gira il fumo, suppongo che abbia avuto anche lui i suoi momenti interessanti.
Tipo giocare a cavallina e scassarsi i pantaloni da cintura a cintura oppure tornare da un campo o una route talmente odoroso da non avere problemi a trovare un intero scompaartimento libero.
Oppure lavoto pentole in un ruscello a mezzanotte perchè beccato in una tenda non sua, dentro un sacco a pelo non suo, impegnato in operazioni di co-educazione.

Capisco che la sigla AGESCI si porti dietro alternativamente l’idea di un branco di pii imbecilli o di superpeople che si fa 40 km al giorno con uno zaino da 20 kg sulle spalle (***).

A me, come ex AGESCI, un po’ fa ridere e un po’ irrita che un’esperienza educativa e formativa debba diventare strumento propagandistico.

Da come l’ha messa Repubblica tutto sembra meno che ciò che mi ricordo e ho vissuto.

A meno che abbiano tagliato il pezzo in cui si raccontava che, tornando dal medesimo campo, il suddetto Matteo salì in treno, si giro per lasciar spazio appoggiandosi alla porta del bagno. Non essendo fissata la porta si aprì e lui si trovò seduto sul cesso. Oppure che, durante la stessa route/campo il suddetto entrò in una doccia, trovò un barattolo di shampoo e, pensando fosse a disposizione, lo usò salvo rendersi conto – DOPO – che conteneva del detergente per bagni (****)

Questo era stare in AGESCI e vivere campi e route. E, fratellino caro, prima di usare un’esperienza che è mia come di milioni di altre persone, pensaci un attimo.

Puoi rottamare la politica ma non rottamare il ns essere scout.

(*) Uno dei fondatori dello scoutismo in Italia.
(**) Formazioni partigiane di scout cattolici
(***) Esistono e apparivano pure normali quando li incontravi.
(****) Fatti realmente accaduti

Oziose considerazioni sulla cura della salute umana e felina

Stamattina il gatto stava malissimo. Continuava a vomitare e l’ho portato di corsa in clinica.

Sono arrivata verso le 9, ho fatto l’accettazione e alle 9.30 è stato visitato da una delle veterinarie.
Visti i sintomi ha deciso di fargli delle analisi e un’ecografia.
Alle 11.30 mi hanno detto che c’era un corpo estraneo e, dopo un consulto tra specialisti, hanno deciso per l’operazione.

Evito di parlare di cifre ma assicuro che sono numeri decisamente più bassi di quelli che sarebbero stati si fosse trattato di salute umana.

Tutto questo presso struttura privata.

Se si fosse trattato di me, se andavo presso struttura privata non avrebbero fatto nulla d’emergenza e i numeri sarebbero stati minimo 10 volte più alti.

Se fossi andata presso un pronto soccorso avrebbe funzionato così:

ore 9.00 -> arrivavo e facevo il triage.
ora 11.00 -> calcolando che avrei avuto un codice verde può essere che qualcuno mi avrebbe visitato. Se nel frattempo continuavo a star male affari miei
ore 12.30 -> prima analisi
ore 13.30 -> forse ecografia. Sempre che il macchinario funzionasse
ore 15.00 -> rivisita. Forse un antiemetico me lo avrebbero dato nel frattempo
ore 17.00 -> comunicazione di cosa avevo e ricovero. Oppure mi avrebbero rimandato a casa e day-hospital l’indomani

Tutto ciò pur pagando fior di tasse e trattenute.

Il costo in tasse e trattenute equivale a quello pagato per curare il gatto. Peccato che per lui siano molto più efficienti.

Per fare un esempio l’ecografia al gatto costa 50 euro, l’ultima volta che l’ho fatta io ne ho pagate 63.
Eppure non penso che i due tecnici abbiano in un caso uno stipendio da fame e nell’altro pozzi di quattrini. Neppure che i macchinari siano così diversi.

Dite che è un problema se vado alla clinica veterinaria nel caso mi succedesse qualcosa ?

Humunculus (o di storie vere e di demotivatori privi di senso)

Questo post mi è venuto in mente leggendo in un post di Uriel questo pezzo “Il demotivatore , infatti, non ha motivi di essere felice perche’ non fa niente per realizzarsi. Ma non ha neanche motivi per essere infelice, dal momento che non ha nemmeno motivi per vivere un’esperienza di infelicita’: non desiderando nulla di particolare, nulla gli puo’ venire davvero impedito. Egli non vive alcuna esperienza che si trovi sulla scala della felicita’, positivo o negativo che sia il valore. “.

La storia che si narra in questo post è vera come sono vere le cose citate. Sono cambiati nomi, per cui Ugo diventa Piripocchio, ma tutto il resto è successo ed è quanto rimane nella memoria.

E’ storia non tanto di demotivazioni ma di giochi di potere, violenza e irrazionalità.

Da circa 6 settimane abito in una casa nuova. Una casa diversa da quella di prima, più grande, con un meraviglioso panorama sulla collina e sulla pianura.

Una casa lontana da quella precedente, in una zona diversa.

Una casa che sta diventando mia ma che, a differenza di quella precedenza, non mi appartiene. Era in programma che venissi ad abitare in questa zona, in una casa simile ma non che “dovessi” farlo scegliendo tra la sanità mentale e il resistere ad una situazione massacrante.

Quando sia iniziato e perchè non lo so. Posso pensare ad un determinato episodio in una determinata data. Posso supporre ma non ho un momento o un evento precisi che possa definire eventi scatenanti.

L’unica cosa che so è che quando ebbi per la prima volta a che fare con la persona con cui condividevo un muro ebbi una reazione di panza che non mi prometteva nulla di buono.

Saranno stati le risposte gentili tipo “Frega nulla se sono ore che ti battiamo nel muro, noi dobbiamo fare una cosa e andremo avanti finchè finiamo”.

Una situazione che si costruiva poco per volta fatta di non dialogo, ostilità, mancanza di rispetto e prepotenze piccole o grandi.

Di questo ho scritto e dei piccoli fatti che fan parte della convivenza forzata che si ha in un condominio.
Tutto nella normalità, nel normale fastidio fino a che non è più stato così.

Inizia forse con una lamentela alle 3 di notte perchè c’è l’ennesimo orgasmo urlato a squarciagola, una lamentela seguita da urla e insulti.
Prosegue con risvegli forzati alle 2 perchè qualcuno arrivava e iniziava a urlare e sbattere mobili.

Poi una pausa, tre settimane di silenzio. La speranza di una situazione normalizzata.

E invece no.

Perchè passiamo dall’eccesso di rumore al massacro per qualsiasi rumore. Che fosse il gatto che non stava bene o la porta che cigolava chi è in quel momento presente non perde occasione per criticare.
Mai direttamente perchè la critica diretta implica il riconoscimento dell’altro come “persona”. Indiretta, urlata sulle scale o davanti alla tua porta.

Suora, barbona, demente. Un lungo elenco di ingiurie accompagnato da giudizi su chi sei, cosa fai e come vivi.
Tu non sei più una persona, sei un bersaglio.
Due personaggi sui 60 anni, ignoti, con cui non hai mai scambiato mezza parola che vestono i panni di giudici.
Tre settimane e poi altre due di pace.

Arriviamo a maggio e inizia il periodo degli homuncolus. Un homuncolus principale e un gruppo di donne che, per ragioni che non saprò mai, decidono che io “sono una barbona da mettere a posto”.
Giornate di urla, serate di rumore fino all’una.
Accanto minacce di querele se il gatto miagola o se tu fai qualcosa.
Assieme ad insulti, giudizi pesanti.

E a una minaccia che volta, urlata attraverso il muro “TU LASCERAI QUELLA CASA DI MERDA”.

Stringi i denti, provi a sollecitare l’amminastratore. Nulla. Ti rivolgi ad un avvocato e nulla.

Vivi nel caos e nell’impossibilità di avere un attimo di relax o tranquillità.D’altronde sei la barbona da mettere a posto, non un essere umano.
Al tempo stesso sei affascinata dalle 3/4 homuncule che sono al cuore del caos e si danno il turno nell’appartamento.
Se le incontrassi per strada pensereti a persone normali ma quando quelle voci, quelle facce in quella specifica situazione non appartengono alla normalità, appartengono al nulla.
Un nulla privo di senso, un nulla che ti dice che non c’è una ragione razionale ma semplicemente il piacere che da il potere su una persona. Il potere di provocare sofferenza.

Le homuncole possono essere le vostre amiche, sorelle, colleghe. Ho persino scoperto che avevamo conoscenze in comune.
Possono avere interessi, andare a cena o al cinema. Credo possano persino interessarsi di letteratura.
Ma tutto questo è secondario rispetto al fatto che la ragione motivamente di certi comportamenti è il potere su una persona.

Io stringo i denti ma inizio a patire lo stress e a vivere con i tappi nelle orecchie o gli auricolari per sentire musica.

E una notte di giugno gli homuncoli non si accontentano di penetrare le mura con il rumore. Una sera senti due colpi fortissimi contro la tua porta di casa.
L’hanno presa a spallate.
Ti spaventi, chiami i carabinieri, chiedi come procedere.
E procedi come ti dicono.
Per una settimana vivrai in un’altra casa.

Al ritorno segue un attimo di pace e poi si riscatena l’inferno.
Stavolta non più fatto di rumore ma di minacce, di botte sul muro per qualsiasi rumore.

Alle volte ti incontrano per strada e ti guardano con uno sguardo che è quello di chi pensa di avere il potere della sofferenza. Uno sguardo gelido, privo di qualsiasi riconoscimento di umanità.

Ad ogni periodo segue un periodo mio di ambimentamento, di adattamento. Non voglio andarmene, non voglio cedere.

E visto che rumore, minacce non bastano abbiamo una fase successiva. Gli spazi vengono violati in maniera realte.
Inizio a trovare la porta di casa, che ricordavo benissimo di avere chiuso a chiave, chiusa solo con lo scatto.
Oggetti spostati, il gatto spaventatissimo, discorsi fatti a voce altissima dall’altra parte del muro su scelte, libri, arredamento (*). Tutti particolari che non puoi conoscere se non sei entrato in quella casa. (**).

E’ il massimo segno di disprezzo e di potere.
E’ il momento mio della scelta: cambiare casa, tornare ad avere una vita normale, lontano dal vuoto cosmico e dalla fame di potere di chi, probabilmente, non ha altro potere in vita sua.

Oggi questo è passato.

Non saprò mai nè cosa volessero, nè dove volessero arrivare, nè cosa gli venisse in tasca.
Ho visto una parte di umanità che non avrei voluto affrontare: quella della fame di potere, del vuoto, della spersonalizzazione dell’altro reso “nemico” senza ragione.

E la cosa peggiore è che gli homuncolus possono essere il tuo vicino, il tuo collega o la persona che hai vicino a sentire un reading di poesia.

Non sono mostri, sono il vuoto cosmico, il nulla. Un nulla che trova potere solo nel branco. Sono forti perchè sono branco.

Essi vivono, essi sono in mezzo a noi. E, forse, essi possono essere ognuno di noi.

Nel caso un qualche homuncolus leggesse, colgo l’occasione per comunicare che l’odio è un’emozione che coinvolge due persone, il piacere del potere è solo un modo di riempire il vuoto interno.

(*)Lo homuncolus medio è abbastanza ignorante. Dire che penso di essere uno sciamano perchè ho dei libri sullo sciamanesimo è un pelino ridicolo. A meno che avere libri di Mircea Eliade sia segno di follia
(**) Se vi chiedete come facessero la rispsota me la diede un fabbro: chiavi universali. Puoi aprire ma non chiudere.