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Erotismo e poesia

Girando sul portatile, ho trovato il salvataggio del mio primissimo blog (data di nascita aprile 2004). Tra i vari post ce ne era uno dove si parlava di John Donne e si citavano dei versi.

Era tanto che non li leggevo e mi ero scordata quanto fossero belli. Mi e’ venuta voglia di citarli, eccoli:

There is no penance due to innocence :
To teach thee, I am naked first ; why then,
What needst thou have more covering than a man?
(Elegia XX, To His Mistress going to bed)

He comes and passeth through sphere after sphere ;
First her sheets, then her arms, then anywhere.
Let not this day, then, but this night be thine ;
Thy day was but the eve to this, O Valentine.
Here lies a she sun, and a he moon there ;
She gives the best light to his sphere ;
Or each is both, and all, and so
They unto one another nothing owe ;
And yet they do, but are
So just and rich in that coin which they pay,
That neither would, nor needs forbear, nor stay ;
Neither desires to be spared nor to spare.
They quickly pay their debt, and then
Take no acquittances, but pay again ;
They pay, they give, they lend, and so let fall
No such occasion to be liberal.
More truth, more courage in these two do shine,
Than all thy turtles have and sparrows, Valentine.
(On the Lady Elizabeth, and Count Palatine Being Married on St. Valentine’s Day)

Si parla molto di sesso in questi giorni, pochissimo di eros, di spazio dell’allusione e della fantasia. Donne descrive una notte di sesso, parla di sesso e di eros.

Non c’e’ descrizione grafica, non c’e’ lo sbattere la carne scoperta sotto la luce, c’e’ lo spazio della fantasia, l’erotismo in parole povere.

Facciamo un esempio tra Games of Thrones, Outlander(*) e american sceneggiati vari c’è quasi una gara a chi mette sullo schermo più sesso e più nudità.

Stessa cosa succede in molti romanzi americani. Credo di aver amato molto “All Soul Trilogy” perchè ci mettevano più di un libro e circa 1000 pagine prima di concludere (*) e, anche quando concludevano, non c’era la solita paccottiglia di membri vibranti, carni urlanti e ululati inumani non appena l’altro prende l’ascensore.

Per non parlare di altre paccottiglie quali le sfumature di gigio che ti fan rimpiangere il Divin Marchese per quanto noioso la sottoscritta lo trovi.

Nulla di male ma un tempo di diceva che l’eros richiedesse anche buio e mistero. Donne vela, nasconde dietro i giochi di parole e la poesia.
E racconta più di migliaia di scene dove nulla è lasciato all’immaginazione

 

 

(*) La sottoscritta vorrebbe far presente che quando vende Sam Heughan in amorose scene di dimentica di tirare il fiato
(**) Credo sia il buon Fritz Nietzsche a dire che il desiderio nasce dall’attesa.

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Vittime senza parole

Ci sono donne senza parole, donne che non hanno parole per narrare la loro storia, per dire cosa sono state e cos’hanno vissuto.
Donne su cui la violenza è passata, pesante e terribile ed ha lasciato moncherini di vita, qualcosa da cui ripartire e poco d’altro.

Le storie sono vere, i nomi son cambiati ma chiamiamole Giovanna, Maria e Pina. Le storie arrivano dalle diverse esperienze nel sociale e nel volontariato

Bambine, donne, adolescenti unite da essere state brutalizzate in tutti i modi possibili.

Giovanna ha dieci anni, grandissimi occhi azzurri, un fisico da bambina di sei anni. Giovanna vive in una soffitta, sopra le case della gente normale, in un condominio vicino a Torino.
Ha problemi a scuola, non sa fare un disegno, no sa giocare, non ha amiche, non ha relazioni.
Un padre tossico, una madre che probabilmente fa la prostituta. In cura dallo psicologo, in quella fase delicata che è il passaggio verso l’affidamento.
Giovanna è stata fatta prostituire. Ha i segni orrendi della violenza, dell’aver visto a 10 anni cosa non dovresti sapere neppure ad 80.
Girare con lei è strano, è affrontare ogni giorno la sua violenza, i suoi segni.
E’ quando ti indica qualcuno e ti dice “Sai mi hanno fatta andare con quel signore”, è quando sessualizza ogni cosa, è l’incapacità di essere ancora bambina.
Giovanna è spezzata, un albero con dei moncherini che si tendono e non ha parole. Non ha le parole per dire il suo dolore.

Ha solo paure: paura di non tornare in famiglia, paura di essere da sola.

PAURE.

Ha poco d’altro e solo un lungo, lunghissimo lavoro le restituirà la possibilità di vivere serena.
Ma non le restituirà mai l’infanzia.

E’ una violenza terribile la sua. Una violenza che nasce dal degrado, dall’ignoranza, dalla prevaricazione.
La violenza di chi l’ha venduta, di chi l’ha comprata, di chi era attorno e ha fatto finta di non vedere nulla o girarsi dall’altra parte.

Katia ha 35 anni quando suo marito, alcoolizatto, cade in un burrone e rimane paralizzato. Sono assieme da 10 anni, botte, violenze, urla. Due bambini, un lavoro e quel marito a casa.
Un marito che la picchiava sin da quando erano fidanzati, se ne andava, tornava con la promessa di cambiare.
E non cambiava mai, mai.
Botte, alcool, lavori sempre diversi.
Katia, quel giorno dell’incidente riprende a vivere. Riprende a camminare, a fiorire.
Non se ne sarebbe mai potuta andare perchè la tradizione antica ti lega, ti lega anche se c’è la violenza, ti lega anche se vuol dire andare a vivere quasi agli alpeggi.
La famiglia patriarcale non ha pietà, nessuna pietà per le sue donne, a parte la matriarca. Sono piccoli pezzi, tasselli incollati senza altro posto dove andare.

TRADIZIONE, FAMIGLIA.

Perchè l’uscità, la fuga dall’orrore portano alla malmarià (malmaritata), la donna che ha fallito il suo primario compito di moglie.
Una violenza antica come le montagne, una violenza che porta il nome di tradizione.

Martina ha 13 anni. Segue i corsi del doposcuola dove l’aiutano a fare i compiti.
E’ piccolina, minuta, spesso triste.
Un giorno arriva, entrambe le braccia ingessate. Non vuole parlarne, non vuole accennare a cosa sia successo.
Una persona riesce a farla parlare: suo padre l’ha gettata dalle scale.
Un padre padrone violento, aggressivo, sopra le righe. Un padre che può disporre della vita della figlia perchè è una cosa di sua proprietà.
Per Martina non si può fare nulla, lei non può denunciare, la scuola non è presente in quel momento ed ha accettato la “caduta accidentale”.
Peggio è però chi decide di non sporgere denuncia perchè “non si rovina così una famiglia”.
Giusto, roviniamo così una persona.

TRADIZIONE, FAMIGLIA, BENPENSANTI.

Martina sparisce, di lei non sappiamo più nulla. Tranne il ricordo di quelle braccia ingessate e quello sguardo triste.

Alessia è una donna colta, vivace, reattiva. Sta separandosi e, una sera, suo marito le arriva a casa.
Nasce una lite e lui la sbatte a terra, facendole battere la testa contro il tavolo.
Va al pronto soccorso, tredici punti tredici per il taglio.
Decide di denunciare, va a sporgere denuncia.
La risposta di chi riceve è agghiacciante: “Non vorrà rovinare una persona per una sciocchezza simile?”
Sciocchezza, tredici punti, violenza insensata, aggressione.
Viene bloccata, fermata nel chiedere giustizia. Non c’è giustizia se ti hanno aggredita e quasi ammazzata.

BRAVE PERSONE, STUPIDITA’

Alessia si riprende, va avanti. Si sposa di nuovo ed ha un matrimonio felice.
La sua è l’unica storia a lieto fine. una storia di rinascita e di come si sconfigga la violenza.

Di me, dello stupro, del doloroso processo per uscire e lasciarsi dietro i segni della violenza non parlo. Quei segni e la memoria rimangono.
Ma c’è un momento in cui non ti senti più sporca, violata, in colpa. C’è un momento in cui tronchi il legame malato con l’evento e vai avanti.

Perchè troncarlo, tagliare quel legame è l’unico modo per rinascere e tornare a vivere, per smettere di essere vittima.

Rinascere, vivere, tornare a sorridere. Anche se quelle cicatrici rimangono, non fanno più male e non ti impediscono di vivere.

Io ho conquistato le parole per dirlo ma, in molti casi,  chi ha subito violenza è incapace di dirlo, è vittima senza parole.

Delle donne, del backlash e del rispetto

Premessa: non avevo ancora appreso la notizia riportata da Repubblica e, al leggere la cosa, ho avuto un po’ un sobbalzo.

Il problema è molto semplice, se è vero che un commesso della Presidenza del Coniglio scambia la Presidente di Confindustria per una velina, o siamo davanti ad uno che non ha mai letto un giornale in vita sua oppure siamo davanti ad un caso palese di ragionamento tipico del settore dell’avio-pensiero detto “pensare con parti addette alla riproduzione”.

Ora, prescindendo i gusti personali in fatto di bellezza, velina, a casa mia, indica ancora “femmina ventenne di bell’aspetto che sculetta su una scrivania” non indica “bella donna le cui caratteristiche salienti sono serietà, impegno”.

Che un complimento ben fatto faccia piacere a qualsiasi età è un conto, ma che l’unico livello di complimento che sembra essere possibile debba divenir quello sull’aspetto fisico mi lascia un po’ perplessa.

E tutto questo scenario in cui le donne vengono valutate come buchi e in proporzione al lavoro del massaggiatore e del chirurgo plastico, in uno scenario dove l’Italia si pone agli ultimi posti come rappresentanza politica e impiego femminili.

Il problema, però, ha una radice ben più profonda e non è unicamente italiano. Se in Italia il rappresentante istituzionale non si fa problemi a trattare la più alta carica di Confindustria in una maniera che, si suppone, dovrebbe essere galante ma è biecamente intrisa di paternalismo e maschilismo, è perchè dietro c’è un ampio strato di popolazione che considera le donne in quel modo.

Peggio ancora considerando che la violenza casalingua e gli omicidi per mano di ex, fidanzati o mariti, sono la prima causa di morte violenta tra le donne italiane.

Si chiama “backlash” ossia il contraccolpo di tutta una parte di popolazione maschile che, sentendosi minacciata da figure femminili non più strettamente legate la ruolo “materno”, tende a rimetterle nella posizione che meno li spaventa.

Ma non è unicamente un problema italiano, è un problema diffuso negli altri stati europei come negli USA.

Le lamentele dei tedeschi sulla durezza delle loro donne (le donne vogliono solo soldi) rispecchiano esattamente quelle dello sfigadero italico in attacco di misoginia. Il genere di personaggio è mediamente lo stesso.

La proliferazone dei bordelli e l’aumento della prostituzione sul piano europeo, prescindendo da qualsiasi livello morale di giudizio, parlano, per molti uomini, di riduzione del rapporto con l’altro sesso ad uno scambio economico dove in cambio dei soldi comperi il diritto al sesso e dove il potere contrattuale sta in mano dell’acquirente di modo che non viene acquisito solo il diritto alla penetrazione o a qualsivoglia prestazione si pensi, ma anche a recuperare una posizione di potere prescindendo da qualsiasi problema morale.
Una situazione in cui qualsiasi discorso sul “traffico umano” che sta spesso dietro al business dei bordelli non raggiunge nessuna corda, aggiungendo addirittura peso al discorso del potere sbilanciato.

Berlusconi, in queste uscite, rappresenta quel genere di popolazione: spaventata, in difficoltà e rancorosa.

Una popolazione che è transnazionale perchè il backlash è transanazionale.

Il paradosso è anche altro: noi italiani, pur lamentando una situazione simile, proporzionalmente abbiamo una maggiore rappresentanza femminile ad alto livello.

Ma Berlusconi non è il problema, è il sintomo di un qualcosa che esiste ed è diffuso. E’ il sintomo di quella situazione in cui si parla tanto di famiglia ma non si investe in asili e strutture per la famiglia, si mette in discussione la 194 ma non si parla di prevenzione e dove la legge che dava maggiori garanzie per evitare il licenziamento delle donne incinte è stata tolta.

Questo scenario, pur considerando le deviazioni italiane, è europeo. Perchè è vero che blah-blah gli inglesi non hanno tette serali in tv ma è vero che il divario di stipendi è il doppio del nostro e l’assenza per maternità sono 6 settimane, è vero che blah-blah la Germania ha un cancelliere donna ma Bild vende 4 milioni di copie e la tetta ce l’ha direttamente in copertina.

Uno scenario tristissimo che s’innesta su crisi sia economica sia culturale di questo continente.

Uno scenario dove il rispetto per l’altro “donna” viene a mancare perchè viene a vincere il backlash, l’innata convinzione, non basata su fatti, di una superiorità maschile. Uno scenario dove l’Italia eccelle ma non è la sola.

Siamo in un paese di maschilisti, è inutile che c’aspettiamo che venga votato “Mr Rispetto delle donne”. E’ stato votato chi rappresenta gli italiani, piaccia o meno.

E per vedere qualcosa di simile, basta fare una discussione in rete: il maschietto medio, in mancanza di argomenti, passerà a discutere la tetta se sta su o meno, alternativamente apostrofare l’interlocutrice come lesbica o bisognosa di penetrazione, farsi tutta una serie di visione sull’aspetto fisico. Dimostrando perfettamente di avere un problema di dimensioni da qualche parte e che si parli di quantità di argomenti, cervello od altro è in questo caso indifferente.

Cara ragazza …

Ricapitoliamo:

1) Ieri ti ho detto che ci si vedeva a pranzo per una discussione lavorativa. Leggi il labiale, un pranzo di lavoro
2) Cio’ non vuole dire qualcosa tipo “se c’hai voglia ci si vede”. NO. Significa “ci si vede fatti salvi impegni improrogabili”

Ora mi va bene che una abbia riunioni fino ad ore strane.
Non ho nulla in contrario che si preferisca andare a pranzo con dei gran maschi. Capisco pienamente, anch’io preferirei andare a pranzo con dei gran maschi piuttosto che con te per parlare di lavoro.
Anzi, dicendola tutta ed in questo momento, preferirei andare a pranzo con con dei gran maschi tout court.

Ma che tu mi dica:

1) C’era una sola presa in tutta la sala e tutti i portatili erano morti
2) Assolutamente non era possibile rispondere
3) Sono scesi gli alieni ed hanno occupato militarmente l’ufficio
4) La rete non si sa bene che cacchio avesse

non fa allegra zoccola che preferisce andare a pranzo con dei gran maschi ma grandissima stronza che piglia per i fondelli.

Tutto questo perchè ho fatto notare che potevi dirmelo PRIMA che non potevi, non alle 13.48 per un appuntamento alle 12.30

Dimenticavo: qualsiasi palla tu possa contarmi, l’ho usata prima io, è un vantaggio dell’età.

Con fidanzati, amanti, maschi generici.
Vedi di inventarne di nuove, grazie.

In memoria di Valentina

Valentina aveva 29 anni. Fu stuprata 6 anni fa da ragazzi della Milano bene.

Si è uccisa in questi giorni a Torino non riuscendo ad uscire dall’incubo, una vita spezzata per sempre.

In questi giorni le notizie sono dominate dall’assassinio di Federica, morta a Loret de Mar, uccisa per avere detto di no.

Una pletora di benpensanti è al lavoro per dare la colpa a lei che non avrebbe dovuto, secondo loro, andare da sola con uno cosi’.

Come se uno strupratore avesse scritto in faccia “Adesso ti ammazzo”, come se lo stupratore non fosse troppo spesso una persona che appare normale, qualcuno che conosci e non il bruto extracomunitario dipinto dai media.

Valentina non ce l’ha fatta, Federica è morta. Due casi diversi ma uniti dal tema della violenza.

In questi giorni in cui il processo mediatico ad una donna, senza basi e senza prove, diviene un fatto politico.

Ringraziamenti

Qui si vorrebbe ringraziare my boss che oggi mi ha dato 10 anni 10 di meno d’età. Very gentlemanly. TNX.

Donne alle elezioni

Non lontano da noi, in Spagna, c’e’ un governo formato da 9 donne ed 8 uomini. Il capo si chiama Zapatero. Un po’ piu’ lontano Hilary Clinton è in gara per la nomination a candidato a Presidente USA mentre il suo concorrente, Barakuccio, ha una moglie che guadagna piu’ di lui : “According to the couple’s 2006 income tax return, Michelle’s salary was $273,618 from the University of Chicago Hospitals, while he had a salary of $157,082 from the United States Senate”.
Passando da sinistra alla destra seria, Angela Merkel è cancelliere come nel governo Sarkozy ci sono svariate signore.

Tutto cio’ è bellissimo, confortante peccato si parli di paesi stranieri. Poi ci si gira ed abbiamo la situazione italica. Le donne che piu’ hanno avuto visibilità durante questa campagna sembrano dividersi nelle seguenti categorie:

Heidy alle elezioni. Nel PD vi sono donne con cervello e grinta, due a caso Bresso e Finocchiaro. Ci si aspetterebbe che capolista nella capitale ci sia un elemento di tale fatta, va benissimo più giovane ma che rispetti la questione di avere cervello e grinta. A Roma, come capolista, c’e’ Heidy, al secolo Marianna Madia.
La Madia pare essere il perfetto incrocio tra una CLina, Doris Day e una perfetta oca.
Leggiamo la descrizione che ne fa il Corriere: “l capo di Veltroni ai tempi della Fgci romana, e l’ultima scoperta, che con la vocina sottile, le fossette e i boccoli biondi dimostra meno ancora dei suoi 27 anni”.
Una “giovane innocente” fidanzata del figlio di Napolitano ed ex capo della FGCI romana che quando apre la bocca riesce a tirar fuori delle invereconde cazzate come quelle dichiarate al Foglio in stile “Occorre facilitare la conciliazione tra lavoro e famiglia: una donna deve poter lavorare non perché deve fare carriera, ma soprattutto per potere mantenere il figlio e far crescere la famiglia.

A’ Maria’ che tu, considerate le entrature, il problema della carriera non ce l’avrai mai è un conto, che tu voglia dettare legge sulle altre altro paio di maniche. Una calda preghiera: TACI perchè riesci a farmi pensare che la Santanchè sia di sinistra a confronto.

Madri Badesse. La Bindi mi piace, riesce a dire più cose di sinistra lei che Walter e tutto lo schieramento messi assieme. In piu’ ha cervello e grinta come le vere Madri Badesse.

Suore dell’asilo La Binetti mi fa venire in mente quelle suore dell’asilo cattivissime. Ogni volta che apre bocca mi vien voglia di emigrare. Disgraziatamente la apre molto più spesso di quanto sarebbe carino facesse.

Dominatrix d’assalto Daniela Santanchè non mi dispiace. Riesce a dire cose sensate e sembra l’opposto della Madia. Peccato per la militanza. E’ una dominatrix che ti da l’idea di far filare branchi di fasci con la frusta in mano. Divertentissima quando stecca il bisunto.

Sogno dell’italiano descritto da Flaiano : ossia “Puttana a letto, cuoca in cucina e signora in salotto”. Per l’elettore del bisunto le donne servono a quello. Un po’ zoccole, cucinano bene, hanno belle gambe e non si occupano di cose che non le competono, vedi gestione del potere. Dico “l’elettore” perche’ il bisunto sembra scegliersi donne con le palle, vedi figlia-moglie e varie donne che lo circondano. Il suo elettore medio invece rimpiange i bei tempi andati e vai coi carri.

Erode in gonnella : vedi alla voce “campagna elettorale di Ferrara”.

Mi consola pensare che la Finocchiaro sia candidata alla presidenza della Sicilia, a Torino l’unica donna capolista e’ la Santanchè e, per quanto mi stia simpatica, votare Storace e’ troppo, veramente troppo.

Organizzazione tecnica

Lo ammetto: sono stata traumatizzata dalla lettura di “Come fare l’amore ad uomo” anni fa. Mi pigliano ancora i sudori freddi al ricordo di ricerche di vene in punti particolarmente sensibili e strizzate ritardanti. Mi sono sempre chiesta come una, in certi momenti, possa essere cosi’ lucida da rifilare una strizzata che sia semplicemente ritardante e non debilitante ma suppongo che cio’ sia dovuto alla mia mente da informatico.
Il meglio, pero’, era il pezzo in cui insegnava come fare un “percorso erotico” segnato da candele accese. Teoricamente una avrebbe dovuto fermarsi ad ogni candela e levarsene un pezzo. Mi sono sempre chiesta se spegnesse anche la candela e se dovesse fare attenzione a non far finire il pezzo levato sulla stessa. Suppongo di si stante che la situazione avrebbe potuto diventare ardente ma in senso letterale.

Memore di quelle letture, mi e’ venuto in mente un interessante thread che lessi in un newsgroup. Il tema era “serata sensuale” ovvero “il manuale del bricolage per la perfetta serata sensuale”.
Saro’ onesta: suppongo che quando si parla di sesso la parte sensuale sia compresa di riffa o di raffa. Non foss’altro che e’ una cosa fisica e quelli coinvolti sono i sensi, farei fatica a pensare ad una serata stile “vado-gioco a carte-infilo a in b-torno”.

Il primo consiglio dato era sul tatto. Un percorso che guidi verso un bagno caldo ed un massaggio sensuale. Ora io ho la doccia e il bagno sta immediatamente a sinistra della porta d’ingresso. Stavo meditando se un percorso sensuale potrebbe includere azioni tipo fare uscire il soggetto sul balcone e farlo rientrare dalla finestra di modo da allungare un attimo i tempi. Non mi pare bello prendere una persona e sbatterla immediatamente sotto la doccia. Potrebbe aversene a male.

Parte del gusto: cena leggera ma dai sapori insoliti. Parliamoci chiaro: normalmente le cene esotiche dai sapori insoliti non sono il massimo della digeribilita’ e si potrebbe rischiare che il soggetto finisca in preda ad un sensuale mal di stomaco perche’ non ha digerito qualche spezia. Il che porterebbe, piu’ che ad un letto, ad una sensuale ingestione di Maalox.

Udito: vabbe’ solite robe su compilation apposita. Tra l’altro una compilation dovrebbe piacere ad entrambi. Compilate me per due ore a base di musica che non mi piace e avrei un aumento della radioattivita’ non della libido.

Alla fine di tutto mi viene in mente il santo consiglio che diede Cynthia Heimel in queste situazioni: “Vedi di fare le cose piu’ semplici possibili perche’ se ti va male ti deprimi per un mese, se ti prende troppo tempo quando arriva lui lo prendi ad ombrellate perche’ sei stressata”.
Assolutamente vero. M’immagino arrivare dal lavoro, iniziare di corsa a preparare tutto l’ambarandan, incacchiarmi perche’ di sicuro perche’ di solito ti arriva qualche rottura.
Nel frattempo ti sei accorta che ti manca uno degli ingredienti per la sfizios-piccante-cena e e al posto di ricetta-esotica-sfiziosa, ti trovi a preparare ricetta-classica-noiosa. Oppure ti accorgi che ti sei dimenticata il pane o di mettere in fresco il vino.
Poi t’arriva illo e l’ultima cosa a cui hai voglia di pensare e’ di farti la sensual seratina. Foss’anche l’uomo piu’ sexy della terra, foss’anche Figone(*) sceso apposta da Londra, foss’anche Liam Neeson. A quel punto l’unica cosa che desideri e’ ruggire e non di piacere.

(*) Figone e’ un signore mozzafiato conosciuto lo scorso anno. Ignoro come si chiamasse, venne sempre chiamato cosi’ e tutti capivano al volo di chi si trattasse. Ebbi l’occasione di flirtacciarci ma mi scordai di porre una domanda tipo “What’s your name?”. Indiano, spalle larghe, capelli nerissimi, fisico da rugbista, bello in maniera sfacciata e altrettanto sfacciato nel flirtare (**). Aveva un solo difetto: era l’angelo della morte venuto a tagliare i budget.
(**) Anche avessi voluto cogliere la prima mela, leggi farmi invitare a cena, l’indomani mattina dovevo essere a Torino e non potevo tagliare perche’ tenevo una presentaizone. Murphy è vivo e lotta con noi.

Un appello per domani

controviolenzadonne.org

Prendo l’appello dal sito ControViolenzaDonne per la manifestazione di domani. La situazione e’ tragica, terribile.
E’ di oggi la notizia di una ragazza stuprata dall’ex nei bagni di un centro commerciale.Di oggi e’ anche la notizia di una quindicenne stuprata per un mese.

Quello sotto e’ il testo dell’appello:

Care amiche,

è necessario e urgente organizzare quanto prima una manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne.

La vita di molte ragazze e di molte donne continua a essere spezzata, le loro capacità intellettive e affettive brutalmente compromesse. Il femminicidio per ‘amore’ di padri, fidanzati o ex mariti è una vergogna senza fine che continua a passare come devianza di singoli. Il tema continua a essere trattato dai mezzi di informazione come cronaca pura, avallando la tesi che si tratti di qualcosa di ineluttabile, mentre stiamo assistendo impotenti ad un grave arretramento culturale, rafforzato da una mercificazione senza precedenti del corpo delle donne.

I numeri, lo sappiamo tutte, sono impressionanti:

Oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale e psicologica nella loro vita.

– La maggior parte di queste violenze arrivano dal partner (come il 69,7% degli stupri) o dall’ambito familiare

– Oltre il 94% non è mai stata denunciata. Solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto, mentre si abbassa l’età media delle vittime:

– Un milione e 400mila ha subito uno stupro prima dei 16 anni.

Solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un ‘reato’, mentre il 44% lo giudica semplicemente ‘qualcosa di sbagliato’ e ben il 36% solo ‘qualcosa che è accaduto’. (dati Istat)

La violenza sulle donne è accettata storicamente e socialmente. Viene inflitta senza differenza di età, colore della pelle o status ed è il peggiore crimine contro l’umanità. Quello di una parte contro l’altra. La politica e le istituzioni d’altro canto continuano a ignorare il tema pubblicamente.

Senza una battaglia culturale che sconfigga una volta per tutte patriarcato e maschilismo, non sarà possibile attivare un nuovo patto di convivenza tra uomini e donne che tanto gioverebbe alla parola civiltà.

Una grande manifestazione nazionale dove tutte le donne possano scendere di nuovo in piazza a fianco delle donne vittime di violenza e per i diritti delle donne, può e deve riportare il tema al centro del dibattito culturale e politico.

Ma è importante sapere quante siamo, perché per farci sentire dovremo essere in molte.

Vi preghiamo di sottoscrivere e di diffondere il più possibile questo appello inoltrando il link del sito ad amiche e associazioni.

Vi invitiamo a seguire gli aggiornamenti sul sito.

Un caro saluto a tutte

La lacerazione tra i mondi

Qualcuno la chiama serendipity, ovvero l’incappare in qualcosa che non si cercava ma che e’ di alto valore, altri la chiamerebbero “botta di fortuna”. Questo sito, lo ammetto, l’ho trovato un test leggero da mettere sul blog.

Serendipity e’ il nome giusto che attribuirei alla cosa perche’ di fronte a pezzi come questo mi levo tanto di cappello e m’inchino omaggiando, per una volta, buzzwords quali UGC-net journalism-blogging e vai coi carri di tutto le parole 2.0
Quando leggo un pezzo simile mi riconcilio col mondo (non con le discussioni su Blogbabel).
E’ una storia semplice, delicata: due amiche s’incontrano, discutono di sentimenti, del sentirsi divise tra due uomini, del bisogno di essere amate nell’interezza e la lacerazione tra il bisogno di “cose familiari” e la voglia di essere “grandi”.
Ma la differenza e’ che loro sono musulmane e la lacerazione e’ tra la parte occidentale e quella legata alle radici, alla propria religione, alla famiglia.
Coincidenza e’ che a migliaia di chilometri, nel giorno della sentenza per il processo di Ina, da qualche parte qualcuno abbia narrato, con la sua voce, quello stesso dramma che Ina anche deve aver vissuto. La divisione e la lacerazione, la voglia di amore ed il richiamo della tradizione.
Ed e’ nella frase finale, molto riflessiva, che c’e’ trovo la sintesi di tutto:

As I walked home I thought about this, the answer is probably no, I do not feel respectable, I have forgotten what it is like to feel insulated. That sense of acceptance that so many take for granted is alien to me, indeed, sometimes it feels like the whole world is a window partly showing a warmly lit domestic scene, and I am always on the outside looking in. Had I been harsh on her for essentially being a homesick little girl? Of course one hankers and yearns for that security but at what price?

La voce di Ina noi non l’abbiamo mai sentita ne’ mai credo vi sia stata una riflessione sul suo essere divisa tra due mondi: quello della tradizione e della famiglia e quello dell’occidente e dei sentimenti. Per noi e’ scontato che non vi sia, per noi vi e’ un solo mondo. C’e’ un romanzo bellissimo su chi ama ed e’ lacerato tra i due mondi (bisognerebbe appendere per gli alluci chi ha scelto il titolo da Harmony): “The map of love”, titolo inglese, e’ sulla divisione e l’incontro tra i due mondi ricordando che anche a noi potrebbe succedere, anche noi saremmi a guardare fuori dalla finestra.

Translation (for any non italian speaking people)

To cut short a long story about serendipity and coincidences, today a man has been sentenced to 30 yrs . He killed his daughter because she chose to live with the man she loved and not to marry the one he had chosen.
We never heard Ina’s voice. We just heard all the voices that were talking on her behalf and took for granted that she had all that she wanted and no feeling related to her family situation.
The story is quite simple: two friends meeting and discussing about love and relationships. But the price they have to pay is unknown to the westerner reader. We are not lacerated between two world, we are confortable and accepted whatever we choose. We take it for granted and we are looking at other people drama as it was on a political stage forgetting all the feeling and emotions involved.
Best of luck to you all hoping that what is chosen will bring happiness.