Dell’astensione, del voto e delle aspettative

Più o meno un anno fa si votava alle primarie. Lieve come un’ape (*) mi avviai anch’io e votai.
Votai Matteo Renzi.

C’erano aspettative, c’era la speranza che qualcosa di nuovo potesse nascere, che questo paese uscisse da quel clima plumbeo in cui si trova, un clima che ricorda l’avanzata delle armate di Mordor.

Volevamo un Aragorn e che “Renewed shall be blade that was broken” (**) come scrisse Tolkien.
Erano attese un po’ messianiche e un po’ grass root.
Ci si sentiva parte di un movimento di rinnovamento, di una speranza che le cose vecchie fossero fatte nuove.

E’ passato un anno, abbiamo sentito grandi discorsi, abbiamo visto il peggio dei riciclati salire sul carro del vincitore e le bele figheire politico-riciclate raccontarci delle loro depilazioni ed estetisti.

Abbiamo visto iniziare cose e le abbiamo viste perdersi. Abbiamo visto uno scontro interno alla sinistra aspro e brutto, una cosa che di sicuro non andava nella direzione di un clima di collaborazione e speranza.

Tutto il resto è ancora aria fritta fatti salvi gli 80 euro che qualcuno ha avuto in più. Abbiamo anche visto aumentare le tasse e giuro che ne facevamo a meno.

Credo che molti siano delusi dal circo renziano, dai proclami, dalle frasi fatte, dalla demonizzazione del nemico (***).

E credo che l’astensione altissima avutasi ieri in Emilia Romagna qualcosa voglia dire.

Caro fratello nello scoutismo Matteo (****) aka Presidente del Coniglio, uscirsene con “Affluenza, problema secondario” quando il 60% delle persone non è andata a votare sta tra il mettere la testa nella sabbia, quello stato mentale che gli anglosassoni chiamano minimisation e dare sfoggio di una capacità di analisi politica da Vispa Teresa.

Altri si sarebbero dimessi con lo stesso risultato.

Ora io mi sento toccata dalla tua frase, mi sento colpita sul personale perchè il prossimo maggio dovrei andare a votare per le comunali.
Tutte e due i possibili candidati PD sono piutttosto “chiacchierati” per usare un eufemismo e tutti e due sono della serie “Stamattina mi son svegliato e ho trovato il Renzon”.
Di fronte a tale meraviglioso spettacolo non riesco a pensare di andarli a votare neppure turandomi naso, orecchie e indossando una maschera antigas.

Io sarò tra gli astenuti alle elezioni di una città della prima cintura torinese e se pensi che il non votare perchè ti verrà offerto di votare il circo sia un problema secondario forse hai perso il polso della situazione.

Un assistente degli scout diceva che nelle comunità capi si era talmente diretti da risultare persino offensivi.
Se dovessi parlare modello co.ca dire che meno circo, depilate e più concretezza possono dare ottimi risultati. Assieme allo scendere dal pero e ritornare a camminare tra gli uomini e le donne di buona volontà al posto dei potenti della terra.

E tutto ciò senza che chi non è d’accordo debba essere necessariamente un gufo (*****).

Perchè questo non è il post di un oppositore, questo è il post di un elettore che vorrebbe disperatamente pensare che c’è ancora speranza, c’è ancora possibilità di riaccendere la speranza.

Altrimenti avrà vinto il circo e quel 60% crescerà ancora.

Assieme alla disperazione.

(*) Citazione di Dickens, fa sempre bene iniziare con un po’ di cultura “alta”
(**) “La lama che fu rotta sarà rinnovata”
(***) Non mi riconosco molto nel sindacato ma quando il fighetto twitteriano di turno si mette a pontificare provo un vago senso di nausea. (Non si parla di gente che conosco e di cui apprezzo l’onestà intellettuale)
(****) Art. 4 della Legge Scout: “Lo scout e la guida sono amici di tutti e fratelli di ogni altra guida e scout”.
(*****) Li colleziono, mi regalassero la mug sarei anche contenta.

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Oziose considerazioni sugli album di famiglia (Renzi e l’album di famiglia)

Caro fratello nello scoutismo Matteo Renzi,

oggi ho letto la tua intervista su Repubblica.

Sono arrivata questo punto “Io non sono un massone, sono un boy scout. La verità è che io non omaggio certi poteri e questa è la reazione” e ho ridacchiato un bel po’.

Un po’ perchè il Grande Gomblotto è un grande classico e quando s’invocano i Poteri Forti siamo nel pieno del GC. Vorremo solo capire se stiamo parlando di Bildeberg, NWO o Rettiliani.

La seconda risata di cuore è partita sulla question scoutismo vs massoneria. Perchè vi sono molte voci che dicono che Baden Powell fosse massone e, di sicuro, massone lo era Kipling e nello scoutismo ci siamo fatti dosi massicce di Kipling si tratti di “Kim” o del “Libro della Giungla”. (*)

Peraltro la massoneria viene di solito citata tra i Poteri Forti per cui, a leggere la cosa, avremmo no che fa parte di Poteri Forti ma viene attaccato dai PF. Fantastico.

Ci sarebbe da ridere per non piangere. Stiamo discutendo di un tema fondamentale stante la situazione ed è normale che ci siano discussioni anche accese.
Che il tutto sia ridotto a “Opposizione dei Poteri Forti” lascia un po’ perplessi.

Personalmente mi lascia talmente perplessa da pensare che se tornassi a dicembre 2013 forse non avrei espresso quel voto.

Nel caso, vista la situazione delle casse dello stato, mi piacerebbe capire da dove usciranno le coperture finanziarie per il Job Act. Giusto per ritornare sul piano delle cose pratiche e ricordare che, quando nello scoutismo s’organizza un’impresa, viene richiesto ai ragazzi di presentare un progetto che sia sensato e non pura visione.

Per il resto Buona Caccia. Prima di chiudere, sempre per restare nel tema vorrei ricordarti cosa scriveva Kipling a proposito di collaborazione e unione: “Perchè la forza del lupo è il branco e la forza del branco è il lupo”.

E il branco è un pochino più ampio dei follower di Twitter.

(*) Ci sarebbe poi tutta la questione dei Woodcraft da cui si dipartono i Boy Scout of America, per la parte USA, e il neopaganesimo per la parte inglese (Westlake).

Tu sei ciò che testimoni

Ci sono periodi di introspezione.
Periodi colmi di letture e pensieri e di momenti di revisione.
Momenti in cui ti tornano in mente due parole sentite tanto tempo fa: “La bella condotta”. Bella, un comportamento bello. L’amore per la bellezza, fare della propria vita un capolavoro. (*)
E pensi agli anni spesi riflettendo su questo o quell’altro. E per ”riflettendo“ intendo quel processo intimo che ti porta o avvicina ad un risultato, un modo di essere
Non ho mai chiaro cosa sia la bellezza, ho molto chiaro cosa sia la bruttezza. La vivo nella negazione dell’altro come persona, negando l’altro come essere distinto ed umano ma rendendolo unicamente aggettivo, sagoma di cartone, bersaglio.
L’altro come non-persona.
Levinas parla del volto che scatena la reazione. Negando l’umanità dell’altro ne nego il volto ma, al tempo stesso, ledo e ferisco il mio volto ed il mio spirito.
Per come la vedo devo conoscere il mio bisogno per capire quello altrui. Capire se è capriccio momentaneo, necessità o desiderio. E capire cosa mi venga chiesto in quel momento.
Ho trovato in giro questo e mi veniva in mente come possa essere un esempio di bella condotta
allora l’altro, cesserà di essere semplice “oggetto” destinato a essere condotto alla “mia” verità, unica e universale e diverrà “soggetto” da accogliere nella sua unicità, con la “sua” verità. La verità allora non sarà senza l’altro, né tantomeno contro l’altro, non sarà imprigionabile in categorie giuridiche o in affermazioni dogmatiche, ma troverà spazio nella storia grazie all’incontro tra diversi, tra stranieri che scoprono la possibilità di una comprensione e di una relativa comunione proprio perché accettano di non essere “padroni di casa”, detentori del Senso, proprietari della Verità. ” (E.Bianchi)
Viviamo in tempi di Verità e Valori assoluti, in tempi in cui una sola modalità, un solo modo di essere, un solo modo di agire sembrano essere possibili.

Viviamo in tempi in cui almeno due religioni sono diventate fatto politico, asserzioni di valori e ortoprassi.
Cristianesimo ed Islam ridotte a sinonimo di militanza politica e non di cammino spirituale, ad annuncio di iniziativa legislativa e non ad annunzio o testimonianza di un rapporto con quanto va oltre.

Oggi l’anti-qualsiasi-tipo-di-religione sono essenzialmente asserzioni politiche.

Perché nell’asserzione del Valore Unico, della Modalità unica possono solo essere e vivere istanze assolutistiche.
Se il mistico rappresenta il massimo grado di libertà nel suo andare oltre, la religione “sociale” rappresenta il minor grado di libertà possibile mandando totalmente di qualsiasi afflato spirituale.

E mancando di bellezza.

Mancando di quel cammino che è fatto di silenzio, riflessione e solitudine.

E allontanando, dimenticando quel momento in cui scendi dentro di te e ti poni i perché, cerchi il senso delle tue azioni. E cerchi di identificare le correzioni da apportare. Alla ricerca di un senso più’ profondo da dare alla propria vita che vada oltre la semplice apparenza o il semplice correre dietro al tempo e agli impegni.
Quel momento che ti aiuta ad andare oltre, a cercare di non apparire belli ma esserlo.
Alle volte si soffre per una cosa poi ci si rende conto che quell’evento ti apre uno spazio di cambiamento, ti obbliga a stare in silenzio ed alla fine in quello spazio il silenzio diventa dono.
Con gli anni ed i casini ho sviluppato questa teoria: dietro ad ogni bruttura, dolore c’è la possibilità della bellezza, della gioia. La cosa brutta che ti è successa o hai visto crea le fondamenta per guardare dentro di te e cercare di capire se quel seme di orrore ce l’hai pure tu. E se lo trovi cercare di renderlo innocuo.

(*) Anni di Bose lasciano memorie di frasi e concetti

Repubblica e lo snobismo letterario

Nei week end è sacra tradizione familiare godersi i giornali in versione cartacea. I due giornali che compriamo sono La Stampa (*) e Repubblica (**).

Repubblica è sempre un godimento, soprattutto nelle pagine di costume.
Questo weekend c’erano due perle: una modello “ci è apparso un libro tra quelli free di Amazon e si è aperto un mondo”, il secondo “lo snobismo culturale è duro a morire.

Partiamo dal secondo. Repubblica ha scoperto che era in voga elencare i libri più amati su svariati social networkz. E fin qui siamo nel costume.
A me aveva lasciato perplessa il numero di persone che elencava libri pesantissimi senza mai accennare a qualcosa di divertente o semplicemente non tra quelli free su Gutenberg.
Ma Repubblica è riuscita a battere tutti. Nell’articolo a un certo punto esce questa perla: “Non che non si possano amare i classici, ma un adulto può davvero mettere al primo posto Piccole Donne ?

Ora io non so cos’abbia fatto la Alcott all’autrice dell’articolo ma, per quanto Piccole Donne lo si legga di solito ad un’età tra gli 8 e i 14 anni, è un libro che può avere più livelli di lettura.
E si, un adulto può amare “Piccole Donne”, addirittura potrebbe amare gli altri libri del ciclo e ricordarsi pagine intere.

Si chiama “libertà di leggere che accidenti si voglia” a meno che si pensi che debba essere tutto un fiorire di Kundera e Musil (***)
 

Il secondo articolo era sul minimalismo nel guardaroba che starebbe diventando il dernier cri tra gli americani.

Ora sono due anni che un giorno si e l’altro pure Amazon USA cede a costo 0 libri su “decluttering”, minimalismo e sono più di 10 anni che esiste un magazine che s’intitola “Simple Life”.
Scoprire dopo anni che sta diventando trendy il minimalismo e che non va più tanto possedere 200 paia di scarpe e 8 cappotti pare paradossale.
Eppure è così.

Nel caso vogliano preparare un articolo per una edizione del 2016 vorrei avvisarli che van di moda anche i prodotti per la pulizia della casa fatti con ingredienti naturali. Così, avvisati in tempo, saranno informatissimi su lisciva, aceto di mele e bicarbonato.

(*) Sia mai che la famiglia si perda un necrologio
(**) Per la cronaca di Torino
(***) Piuttosto che rileggere “Lo Scherzo” o “L’uomo senza qualità” mi sparo in un ginocchio

Veloci considerazioni di una che ha iniziato a leggere un libro di Chris Anderson

Ho letto circa 20 pagine di un libro di Chris Anderson, Makers: The New Industrial Revolution, e poi mi sono fermata.

A parte la prosa da presentazione Power Point on steroid (*), le prime 20 pagine mi han lasciato con un profondo dubbbio: che differenza ci sia tra i cosiddetti “artigiani digitali” e quelli che negli anni ’80 si costruivano lo stereo seguendo le istruzioni delle riviste di elettronica.

La seconda cosa che mi ha lasciato perplessa è come si parli di “digitale” quando i TechShop (**) propongono cose tipo “Corso per rilegare libri” o, leggendo in giro, salta fuori che pure le signore che vendono i cuscini a punto croce su Etsy sono da considerarsi makers.
A casa mia un libro si rilega con cartone e colla non con una stampante in 3D.

Tutto questo suppongo sia però quello che sta succedendo in USA. In Italia, da quel che capisco, se non ci mettiamo la parola “innovazione” non ci sentiamo felici.

Facciamo un paragone tra la Maker Faire americana e quella romana.
In quella americana si parla di elettronica come di crafts (ossia tutte le attività manuali come la ceramica o il quilting ossia l’arte delle trapunte ricamate americane (***) ).
Se guardo a quella italiana trovo robe tipo “Innovation Week” e “L’open hardware forum”. Trovo anche le Social Cities e lì mi pongo seri dubbi sul rapporto tra politica e artigianato (digitale).

Oppure trovo tra gli speaker la tizia che fa i vestiti che ti permettono di caricare il cellulare.

Roba che più che all’innovazione mi fa venire in mente il “mai più senza” di Cuore.

Ci sono anche tutto quanto fa artigianato tradizionale ma in piccolo. Su tutto una grande foto di Chris Anderson (****)

Ciò mi riporta al libro che sembra una presentazione Power Point dopata.

Adesso, per consolarmi, vado a vedere un po’ di disegni di William Morris, Art&Craft, i predecessori.

Perchè dopo aver letto Anderson non riuscirò mai più a passare davanti a Canetta senza pensare a Power Point.

(*) “Presentazione Power Point dopata” ma pareva brutto
(**) Sono come Canetta solo che al posto di comprarti l’attrezzatura da ricamo ti comperi quella da “artigiano digitale”.
(***) Quand’ero in USA, nell’albergo ove alloggiavo, si tenne un incontro di quilters. Essendo curiosa come una scimmia andai a vedere e rimasi esterefatta dalla bellezza dei manufatti. Essendo le signore entusiaste si offrirono di insegnarmi le basi. Essendo io scema rifiutai e sto ancora a pigliarmi a mazzate sui denti.
(****) C’è dietro Riccardo Luna

Oziosi pensieri su tradizionalisti che non conosco le tradizioni e macumbe

La scorsa è iniziata con la diffusione di una notizia che stava tra il paradossale, il comico e la summa dell’ignoranza: Calderoli se ne è uscito asserendo che il sig. Kyenge gli aveva fatto una macumba; il sig. Kyenge ha risposto che la somma di sfighe calderoliane erano dovuta all’aver fatto arrabbiare gli antenati.

Ora, tralasciamo che la macumba è una religione e, se tutto va bene, in italiano il tutto si chiamerebbe maleficio.

Tralasciamo che esistono studi antropologici sulle culture africane che dimostrano che citano casi di persone che, dopo aver appreso di essere state fatte oggetto di maleficio, sono effettivamente morte (*), tralasciamo che si suppone che il sig. Calderoli viva in una cultura dove il maleficio non è parte integrante del modo di pensare.

Tralasciamo che se uno dei principali politici italiani si rivolge ad una maga o stiamo aprendo la strada a nuovi modelli di startup (**) che, se tanto mi da tanto, avrebbero un buon successo.

Pensiamo invece agli antenati di Calderoli e alla marea di tradizioni popolari esistenti per combattere i malefici.
Un qualsiasi antenato celtico o brianzolo probabilmente si farebbe fatto benedire o segnare, nel caso avesse una vicina di casa esperta nel settore, e non avrebbe fatto tante storie (***).

La Lega per anni ha parlato di tradizioni popolari e, a quanto pare, non aveva la più pallida idea di cosa fossero. Se prima il mio era un dubbio, adesso è una certezza.

La seconda certezza è che, a prescindere da piccoli gruppi, l’Italia continui ad essere un paese dove di fatto si continua a credere nella magia.

E visto che abbiamo un politico disperato che pensa di essere oggetto di maleficio e vanta supposti antenati celti, suggerirei un rito per allontanare la negatività.

Nulla di speciale un po’ di salvia e la convinzione che la cosa serva.

Ma, se partiamo dal concetto che il soggetto in questione è convinto di essere oggetto di maleficio, non vedo perchè non debba credere in un rituale per allontarlo.

 

 

(*) Non riesco a trovare la fonte. Non ricordo se sia Levy Strauss o Mircea Eliade
(**) M’immagino un disegno di legge che dia fonti a chi voglia dedicarsi alle antiche arti, alchimia inclusa.
(***) Parliamo di antenati nati dopo il 1800. Prima, in casi del genere, di solito finiva con l’intervento dell’inquisitore locale e un bel processino alla strega.

Oziose considerazioni senatoriali

Stasera ho seguito affascinata il tg de la 7, parte riguardante i pasticci e le contestazioni sulla riforma del Senato.

In sintesi questi sono stati i miei pensieri:

– La Lega che para di proteggere la Costituzione fa un pelino ridere. Non han mai mosso un dito quando la Costituzione rischiava di tutto e di più facendo dubitare a molti che non solo non l’avessero mai letta ma che se non gliela traducevi in dialetto non ce l’avrebbero proprio fatta

– Quanlcuno che parlava di “popolo che uvole eleggere i senatori e non ama che il senato non sia più elettivo”. Non so dove vivano i senatori ma a buona parte del popolo interessa di più cosa mettere in tavola di quanto gli interessi se ci sarà un bicameralismo perfetto.

– Marcia dei senatori sul Quirinale. Quando ti toccano 14 mila euro al mese e tischi di dover tornare a una vita ove cifre simili non si vedono spesso può succedere di tutto. Anche che i senatori decidano di marciare ricordando molto operai di una fabbrica che marciano. Si chiama “difesa del posto di lavoro”.

In tutto ciò l’unica cosa che pareva non interessare a questi signori erano i problemi reali del paese.

Ma questa non è di sicuro una novita.

 

 

 

So let it go

you will be forced to recognize the necessity of change, which involves letting one thing go to gain another

Ci sono momenti in cui ti senti morta, in cui se guardi alla tua vita non vedi alternative che non siano aspettare una pensione che forse non arriverà mai o morire.
Non vedi un futuro, non ti aspetti altro.

Ti senti vecchia dentro, arida, secca. Come se non ci fosse una qualsiasi fonte a cui abbeverarsi per poter tornare ad essere viva, fertile, capace di pensare.

Vedi il tuo mondo chiuso tra 4 pareti, vedi un non-futuro che è solo il susseguirsi di giorni sempre uguali e al tempo stesso totalmente fuori controllo.

E la scelta che hai davanti è morire dentro, inaridirti del tutto o cercare un modo per tornare a vivere.

Adesso non c’è stanchezza, c’è solo mancanza di forza, mancanza di stimoli, la tua autostima massacrata una goccia alla volta.
C’è la mancanza di un senso nelle cose che succedono e fai e in questa mancanza di senso c’è il divenire una macchina che fa, produce, sforna ma non riesce più trovare un senso e uno scopo in quelle che fa.

Oh si, pragmaticamente uno scopo c’è. Ma ci sono momenti in cui ti senti legata alla catena, con le ali tarpate.

Non c’è possibilità di reazione, di cambiamento perchè per cambiare occorre accettare, occorre rispettare la persona, farla sentire persona.
Io mi sento un produttore del nulla, mi sento il nulla.

Non vedo colline da superare, vedo il deserto in cui non morire di sete perchè ogni tanto trovi la pozza d’acqua a cui abbeverarti.

Sono le cose che vorrei dire, le cose che vorrei comunicare.

A me di tutti gli sforzi rimane un gatto e il “è colpa tua”, “non sei capace”, “te ne freghi”. Priorità, ordine, programmazione.

La mia priorità 0 per anni è stata una sola, ho dato tutto fino a non trovarmi niente. Fino a trovarmi questo vuoto dentro che si mangia le energie, si mangia tutto.
Fino ad avere paura di non avere più nulla di mio.

Non rido più da non so quanto, svuotata anche della forza di ridere.

E questo non so se sia uno sfogo, un urlo o cosa sia. Sono le parole non dette, ingoiate, trattenute.
Sono le lacrime non versate.

E’ l’amaro bilancio. Non fai pena, non farai pena e neanche saresti in grado di accettare di far pena.

Ed è l’amara considerazione di sentirti un tappabuchi in attesa che qualcosa succeda.

La morte o la pensione. O qualche svolta improvvisa che torni a dare un senso alle cose, a far si che si possa pensare a vivere e non a sopravvivere.

Per adesso c’è solo il buio e il vuoto. E la voglia di addormentarmi per svegliarmi un giorno in una situazione diversa con qualche collina da attraversare.

Per adesso mi rimane un gatto e il sogno di me ed il mio grigio compagno che camminiamo su una strada, il sole al tramonto e tanto verde attorno.
Il sogno di un domani.

To let it go And so to fade away

Ozioso elenco di meraviglie di Renzi scout

La qui presente è stata capo scout AGESCI. Ha avuto vari ruoli e, come chiunque altro si è ritrovata in situazioni tragicomiche, difficili, comiche e decisamente imbarazzanti.

Repubblica va a ravanare nel passato di Matteo Renzi in AGESCI e, ME-RA-VI-GLIA, salta subito fuori una cosa che avrebe reso orgogliosissimi Baden Powell e Mario di Carpegna (*).

Altro che Aquile Randage e Baden (**), qui abbiamo gente che cantava per scacciare i cinghiali.

Ora, come ex-AGESCI, ho provato un attimo d’imbarazzo perchè, sapendo come gira il fumo, suppongo che abbia avuto anche lui i suoi momenti interessanti.
Tipo giocare a cavallina e scassarsi i pantaloni da cintura a cintura oppure tornare da un campo o una route talmente odoroso da non avere problemi a trovare un intero scompaartimento libero.
Oppure lavoto pentole in un ruscello a mezzanotte perchè beccato in una tenda non sua, dentro un sacco a pelo non suo, impegnato in operazioni di co-educazione.

Capisco che la sigla AGESCI si porti dietro alternativamente l’idea di un branco di pii imbecilli o di superpeople che si fa 40 km al giorno con uno zaino da 20 kg sulle spalle (***).

A me, come ex AGESCI, un po’ fa ridere e un po’ irrita che un’esperienza educativa e formativa debba diventare strumento propagandistico.

Da come l’ha messa Repubblica tutto sembra meno che ciò che mi ricordo e ho vissuto.

A meno che abbiano tagliato il pezzo in cui si raccontava che, tornando dal medesimo campo, il suddetto Matteo salì in treno, si giro per lasciar spazio appoggiandosi alla porta del bagno. Non essendo fissata la porta si aprì e lui si trovò seduto sul cesso. Oppure che, durante la stessa route/campo il suddetto entrò in una doccia, trovò un barattolo di shampoo e, pensando fosse a disposizione, lo usò salvo rendersi conto – DOPO – che conteneva del detergente per bagni (****)

Questo era stare in AGESCI e vivere campi e route. E, fratellino caro, prima di usare un’esperienza che è mia come di milioni di altre persone, pensaci un attimo.

Puoi rottamare la politica ma non rottamare il ns essere scout.

(*) Uno dei fondatori dello scoutismo in Italia.
(**) Formazioni partigiane di scout cattolici
(***) Esistono e apparivano pure normali quando li incontravi.
(****) Fatti realmente accaduti

Libri: The Dragon Waiting di John M. Ford

La prima volta che ho sentito parlare di questo libro fu nel periodo in cui lessi Julian.

Non ne avevo mai sentito parlare, era introvabile sia nei canali ufficiali che in quelli alternativi.
Ci ho messo circa un anno ma alla fine sono riuscita a leggerlo.

E un libro che mischia storia, fantasy e si basa su un’ipotesi: cosa sarebbe successo se Giuliano non fosse morto dopo solo pochi anni di regno e si fosse rimasti nella situazioni in cui tutte le religioni erano considerate alla pari e non esisteva religione ufficiale ed obbligatoria.

Il libro si muove nell’Europa della fine del XV secolo tra Francia, Italia e Inghilterra.
E dopo poche pagine ti prende sia per il ritmo e la scrittura sia per questa possibile storia alternativa.

E dopo poche pagine non riesci a mollarlo.

Vorrei consigliarvelo. Se riuscirete a trovarlo e se non avete problemi a leggere libri in inglese.

Detto ciò continua ad essere valido il discorso sull’editoria italiana che lascia fuori autori validissimi, questo romanzo ha vinto il World Fantasy Award, premio andato a grandi come Gaimam, Tim Powers e altri grandi.
Ma se non pubblica i Dresden Files non mi stupisco che lasci fuori libri di culto.