Oziose riflessioni sul rosicamento nazionale

C’è un termine che va di moda negli ambienti di rete: “webete”. Ove per webete s’intenda colui che scrive a capocchia tirando in ballo argomenti quali  Renzi, migranti, economia qualsiasi sia il tema di cui si sta discutendo.

Il problema è che applicando un minimo di distacco critico cosa emerge non è solo stupidità pura (*) ma rosicamento.
Il webete medio non ha problemi di cervello (**) quanto di fegato. Non si sta indignando su fatti, si sta indigando perchè si sente come se l’avessero fregato in qualche modo.
Se X va a cena da Obama e magari ha vinto l’Oscar, un minimo di merito ce l’ha.
Di sicuro ha qualche merito in più di Pippuccio o Solare-e-un-po’-pazza che gli stanno vomitando addosso pezzi di fegato.
Il problema è che Pippuccio o Solare-e-un-po’-pazza han magari sentito parlare di meritocrazia ma non hanno la minima idea di che cosa sia. Se gli spiegassi che è il valore di cosa si fa in un determinato campo e che prescinde da sesso/età/nazionalità/razza e religione sarebbero stupiti e anche un po’ indignati.
Vuoi mettere che uno di quei negri sbarcati gli porta via il posto perchè è più bravo di lui e non basta essere italiani ?

Il rosicone nazionale è un perdente e lo sa. Ed è per quello che è indignato/arrabbiato/nostalgico. Sogna un passato che non c’è mai stato condividendo immagini ove si narra di anni ’30 mai esistiti (***), sogna un presente che non potrebbe esserci perchè, anche si tornasse alla lira, di sicuro non ritornano i pomodori a 500 lire ma, minimo, a 1.500 (****).

Il rosicone nazionale si beve qualsiasi baggianata ed è terrorizzato dal mondo scientifico, facendo finta di disprezzarlo, perchè non ha gli strumenti minimi per capire di cosa si stia parlando o cosa stia succedendo.

Nel medioevo gli affreschi servivano a sopperire all’analfabetismo. In un certo senso era più semplice spiegare le storie della Bibbia a fumetti, di sicuro non si preoccupavano di spiegare i voli teologici a fumetti. Già allora il rosicone antico aveva paura di cosa non era in grado di spiegare e, per fare più in fretta, chiamava l’inquisitore per riportare tutto a posto.

Il rosicone attuale non può farlo. Si trova in un mondo che non capisce, ad affrontare una realtà complessa che non sa spiegare e rifiuta in qualsiasi modo di acquisire strumenti per capirla.

In un libro di circa 30 anni fa Rifkin disegnava un futuro in cui elite culturali sarebbero state circondate da masse di ignoranti funzionali. Quel futuro è adesso.

Il domani sarà peggio perchè sta arrivando l’automatizzazione delle fabbriche e il rosicone, sprovvisto di strumenti, si troverà ancora peggio in quanto diminuiranno i posti di lavoro alla sua portata.

Cosa non mi è chiaro è come si sia passati da un sottoproletariato (*****)che voleva acquisire cultura, che parlava del padrone che sa 100 parole e tu ne devi conoscere altrettante, a un gruppo che condidera la conoscenza qualcosa da cui fuggire.

Il futuro di Rifkin è oggi. Se noi siamo le elite culturali, forse abbiamo anche il “dovere” di far qualcosa per ridare al rosicone fattezze e menti umane.

Sennò qualcuno si troverà come il protagonista di “Sono leggenda”: da solo, in mezzo ad una folla aggressiva, a pensare che è l’ultimo del suo genere, lui è leggenda.

(*) Quella non manca mai. Dopo 3 commenti 3 su Renzi diventi renziano sfegatato visto che lo descrivono con toni talmente grotteschi che ti diventa simpatico.
(**) Ha seri problemi di grammatica e ortografia ma questo è un altro paio di maniche.
(***) Nel periodo di “lira a quota 90” gli abitanti della terra natia di Pippuccio o Solare-e-un-po’-pazza mediamente facevano una gran fame e se provavano ad alzare la testa venivano pesantemente mazzulati.
(****) Lasciamo perdere altri discorsi tipo “quanto verrebbe a costare l’energia” perchè sarebbe un discorso troppo sofisticato.
(******) Il rosicone E’ il sottoproletariato di antica memoria

Respect (oziose considerazioni sui tempi che cambiano)

Durante il weekend si parlava di un conoscente di famiglia che lavora in una delle grandi aziende del mondo social, posizione executive.
Quelle aziende grandi, quelle con la sede nella Silicon Valley.

Si parlava in famiglia di una situazione che per molti è nuova: il downsizing.
Il conoscente, di fronte alla scelta di salita di carriera con maggiori responsabilità e destinazioni tipo San Francisco, ha scelto di fare un passo indietro.
Ha fatto il cosiddetto downsizing, lasciandosi alle spalle il rutilante mondo e preferendo prendersi un periodo di riflessione.
Del futuro non sa ancora, forse una startup.
Per adesso dice che sta tanto bene a casa a fare il casalingo.

La situazione, vista dall’italico mondo, è decisamente inconsueta. Talmente fuori dall’ordinario da essere vista come un’anomalia (*).

Eppure, anche in Italia, non è il primo caso che sento.
La scelta è tra qualcosa che non riesci più a fare, che ti riempie di angoscia e il cercare di vivere meglio.

Stamattina leggo invece di Marissa Mayer e di “lavorare 130 ore la settimana“. [NOTA: non ha detto proprio questo. Potenza delle pessime traduzioni, il pezzo originale è qui]

Ora, teniamo da parte considerazioni su pianificazione della pipì e delle docce, si vorrebbe serenamente far notare che la sig.ra Mayer ha ciccato in pieno con Yahoo.

Nella mia testa mi trovo perciò uno che si sta trovando benissimo a fare il casalinguo, pur avendo avuto una posizione di pieno successo, e dall’altra una che ha cannato alla grande e che ciancia di 130 ore la settimana.

Provo invidia e rispetto per Ms 130-ore? per nulla

Ammirazione e rispetto per chi ha fatto downsizing? Alla grande.

La prima mi pare una scelta “vecchia”, si è sempre fatto così. La seconda è nuova, innovativa, un cambiamento radicale.

Dimenticavo Mr Downsizing ha 50 anni, un’età in cui è facile sentirsi in catene perchè, sarà realismo o sarà paura, si è terrorizzati dall’affrontrare strade nuove perchè-non-si-sa.

Le cose nuove portano aria nuova. Possiamo dire ai ns giornalisti di smetterla di parlare di vecchiume e iniziare a parlare di cose realmente innovative ?

(*) E’ da dire che in Italia, con un normale ruolo, la posizione sarebbe definità “disoccupato”

I dannati della terra locali

in questo periodo faccio fatica a reggere i piangina nazionali, gli “a noi italiani niente”.

Faccio fatica perché vedo tanto piangersi addosso, tanto ricordare quanto sia disperata la loro situazione e ho la sensazione che ci sia poco darsi da fare per migliorarla.

Facciamo un esempio: sei una trentenne disoccupata e senza soldi. Scrivi un post su Facebook lamentandoti di qualcosa tipo “Non mi fanno entrare al cimitero col cane”.

A naso sarebbe una questione innocua, un tema buono per passare il tempo e dividersi tra pro/contro e vai coi carri.
Nulla di speciale.

Peccato che si tiri subito in ballo che il cane al cimitero non può entrare ma una zingara può chiedere la carità sullo spiazzo adiacente.

A parte il non sequitur tra “il cane non può entrare la cimitero” e “la zingara può chiedere la carità”, la frase viene scritta in italiano improbo.

Nasce una discussione che si divide in due rami: il cane e la zingara.
Nel primo ramo abbiamo ancora lampi di civiltà e di discussione sensata.
Nel secondo esce il peggio del peggio compreso il pirla di turno che, con mentalità da far invidia ad un nazista anni ’30, propone di andare a far mordere la zingara dal suo pit bull (*)
Il tipo non ha mai incontrato la zingara, non ha mai saputo della sua esistenza fino a due secondi prima. Non sa neppure che faccia abbia e, nel caso, si ingegnerebbe anche a far mordere una qualsiasi passante perché tanto non saprebbe riconoscerla (**).
Non sono cose che puoi spiegare a questo tipo di italico-piangina, l’unica è segnalarlo per “hate speech” e sperare che emigri per lavorare in qualche miniera remota.

Ricapitolando: un fatto assolutamente risibile diviene l’occasione per dar sfogo al pianginismo italico.
Non per qualsiasi legame con il fatto ma perché è uscita la parola zingara.
Fino a qui il pianginismo è stato limitato, più razzismo che pianginismo.

Qualcuno però “osa” far presente che nessuno è mai morto se il cane non entra al cimitero e se non hanno qualcosa di meglio da fare.
Non l’avessero mai fatto.
Inizia un coro a varie voci sul tema “Noi siamo disoccupati, non abbiamo i soldi per piangere” (***) e un crescendo di pianginismo perché “siamo italiani non ci danno un centesimo“(***) fino all’apoteosi di “Chiedere carità e reato. Io visto Tv”. (all’io visto TV mi son venuti in mente gli indiani dei film degli anni ’30).

Il tutto massacrando buon senso, grammatica e essendo anche un pelino difficili da leggere perchè, in assenza di virgole, entri in apnea prima di finire la frase.

Mentre leggo mi vengono in mente alcune cose vaghe tipo “Se sei così in bolletta l’adsl e il computer per andare su Facebook come te li mantieni? A botte di tirate sui ROM ?”
E ancora “Hai un cane che mangia un kg di carne al giorno. O quella povera bestia è diventata vegana o vai in giro con l’arco a tirare ai piccioni”.

Di base mi rimane però un’idea di base ossia che senza preparazione, cultura e le basi non vai da nessuna parte.
Possono fare tutti gli xxx-act che vogliamo ma questa gente ben difficilmente troverà una sistemazione perchè gli mancano tutti gli strumenti. A partire dalla scrittura di un CV (****)agli strumenti necessari per affrontare il mondo attorno o per cercare un lavoro.
All’ignoranza totale di cosa sta succedendo che fa si che si sentano vittime di tutto e tutti. Un po’ è vero perchè di squali e sciacalli che ci marciano ce ne sono a bizzeffe ma il vittimismo non serve a trovarti un lavoro o a costruirti un futuro.
Un vittimismo che impedisce di capire che il primo sforzo deve essere personale, deve essere nel migliorarsi.

L’economia li da perdenti perchè non sono competitivi rispetto ad un qualsiasi immigrato che sia qui da almeno un paio di anni (*****). Un certo populismo li vuole vittime e perdenti perchè solo così prospera.

Però il primo passo spetta a loro e solo loro possono tirarsi fuori dall’ignoranza e dalla miseria (Non parliamo di senso figurato, sono proprio ignoranti e poveri sia in senso umano che materiale).

Ben vengano i redditi di cittadinanza e le iniziative per aiutarli. Ma che questo sia soggetto a richieste di miglioramento e iniziative.

A meno di volere l’ennesimo populismo o la distrubuzione del grano di età imperiale.

(*) Qui ci sarebbe qualcosa da dire su quel povero cane. I pitbull hanno pessima fama per colpa di padroni idioti e l’idea di un cane addestrato a mordere fa paura, soprattutto se in mano a un cretino
(**) L’ho vista. E’ una signora di circa 50 anni bionda, vestita con jeans e maglione. Di sicuro potrebbe essere chiunque
(***) Un sacco di virgole sono state maltrattate durante la scrittura di questo post e la grammatica è scesa in sciopero durante il thread iniziale
(****) Immagino che roba tipo “Io andato scuola media. Io preso diploma” non faccia grande impressione
(*****) Di sicuro conosce meglio l’italiano
 

Live trolling (incontri della domenica mattina con italici)

Ci sono momenti in cui ti trovi nella situazione di trollare qualcuno dal vivo. Non è tua intenzione farlo ma, dopo un attimo, ti trovi a godere della cosa.

Mettiamo che è domenica mattina e, uscita dal supermercato, stai rimettendo a posto il carrello.

Mentre stai eseguendo si avvicina una femmina di italico. Per comodità sarà chiamata FDI d’ora innanzi.

FDI è bionda chimica, ha un’età imprecisata tra i 35 e i 50, uno spiccatissimo di qualche parte non torinese. Non è diversa da qualche migliaia di persone che incontri andando a lavorare.

E’ la medietà fatta persona, la medio-italica che ha preso il posto della casalingua di Voghera.

FDI si avvicina ai carrelli, ne prende uno e, notando la presenza di un guanto prendiverdura, si affretta a toglierlo e gettarlo per terra.
Ora FDI aveva un cestino a 50 cm di distanza dal braccio destro. Non doveva muoversi, non doveva fare nulla che richiedesse sforza.

Ma l’utilizzo del cestino pubblico dell’immondizia non è parte della sua cultura suppongo oppure la FDI viene fulminata da qualche divinità locale non appena si avvicina al cestino.
Non lo saprò mai.
La qui presente è però allergica all’immondizia gettata per terra, a maggior ragione se hai un cestino a 50 cm di distanza.

Raccogliere il plasticoso guanto da per terra e restituirlo alla FDI è cosa di un attimo. Il tutto fatto con un sorriso che accompagna la frase mitica “Le è caduto qualcosa”.

La FDI deve essere un po’ ingenua perchè si gira verso di me, che sto assumendo le fattezze da troll, e mi risponde “Nooo, è immondizia che era nel carrello”.

Guardandola un po’ stralunata ma continuando a sorridere (*) mi giro verso il cestino e mentre getto il pattume rispondo alla FDI: “Allora si getta nel cestino”.

La FDI finalmente realizza che stava venendo trollata e, come un meraviglioso luccio, abbocca in pieno urlando “Lei è una scostumata e una mascalzona” (**).
La mia trasformazione in troll è ormai completa e ribatto “Qualcuno invece non è molto beneducato”.
La FDI ha perso del tutto il ritegno e raggiunge il meraviglioso apice del non-sequitur: “Lei al posto di pensare a me pensi ai marocchini, albanesi e arabi che fan saltare in aria la gente”.

Per tenerla calda le rispondo “Che c’entrano gli stranieri ? Io vedo italiani maleducati e mi vergogno di essere italiana”.

La FDI è diventata sul violaceo e sta per ribattere ma, a quel punto, il maschio italico che ad ella si accompagna l’acchiappa per un braccio e la porta via.

Essi esistono ed escono dai fottuti muri. Che sia il trolling la ns speranza di salvezza ?

(*) Una FDI di tale livello pensavo esistesse solo a livello di commedia all’italiana
(**) Totò sarebbe stato orgoglioso di lei

Erotismo e poesia

Girando sul portatile, ho trovato il salvataggio del mio primissimo blog (data di nascita aprile 2004). Tra i vari post ce ne era uno dove si parlava di John Donne e si citavano dei versi.

Era tanto che non li leggevo e mi ero scordata quanto fossero belli. Mi e’ venuta voglia di citarli, eccoli:

There is no penance due to innocence :
To teach thee, I am naked first ; why then,
What needst thou have more covering than a man?
(Elegia XX, To His Mistress going to bed)

He comes and passeth through sphere after sphere ;
First her sheets, then her arms, then anywhere.
Let not this day, then, but this night be thine ;
Thy day was but the eve to this, O Valentine.
Here lies a she sun, and a he moon there ;
She gives the best light to his sphere ;
Or each is both, and all, and so
They unto one another nothing owe ;
And yet they do, but are
So just and rich in that coin which they pay,
That neither would, nor needs forbear, nor stay ;
Neither desires to be spared nor to spare.
They quickly pay their debt, and then
Take no acquittances, but pay again ;
They pay, they give, they lend, and so let fall
No such occasion to be liberal.
More truth, more courage in these two do shine,
Than all thy turtles have and sparrows, Valentine.
(On the Lady Elizabeth, and Count Palatine Being Married on St. Valentine’s Day)

Si parla molto di sesso in questi giorni, pochissimo di eros, di spazio dell’allusione e della fantasia. Donne descrive una notte di sesso, parla di sesso e di eros.

Non c’e’ descrizione grafica, non c’e’ lo sbattere la carne scoperta sotto la luce, c’e’ lo spazio della fantasia, l’erotismo in parole povere.

Facciamo un esempio tra Games of Thrones, Outlander(*) e american sceneggiati vari c’è quasi una gara a chi mette sullo schermo più sesso e più nudità.

Stessa cosa succede in molti romanzi americani. Credo di aver amato molto “All Soul Trilogy” perchè ci mettevano più di un libro e circa 1000 pagine prima di concludere (*) e, anche quando concludevano, non c’era la solita paccottiglia di membri vibranti, carni urlanti e ululati inumani non appena l’altro prende l’ascensore.

Per non parlare di altre paccottiglie quali le sfumature di gigio che ti fan rimpiangere il Divin Marchese per quanto noioso la sottoscritta lo trovi.

Nulla di male ma un tempo di diceva che l’eros richiedesse anche buio e mistero. Donne vela, nasconde dietro i giochi di parole e la poesia.
E racconta più di migliaia di scene dove nulla è lasciato all’immaginazione

 

 

(*) La sottoscritta vorrebbe far presente che quando vende Sam Heughan in amorose scene di dimentica di tirare il fiato
(**) Credo sia il buon Fritz Nietzsche a dire che il desiderio nasce dall’attesa.

Non è solo una strage di poveracci, è anche una strage di cervelli

BauleOggi sono avvenuta due stragi. Una di esseri umani, tremenda ed angosciante.

Una di cervelli. E’ come se di botto una buona dose di italiani (*) avessero rinunciato a doti quali raziocinio, pietà e qualsiasi cosa li distingua un animale con la rabbia da un normale essere umano.

Nella foto il baule del fratello della mia bisnonna. Epoca: fine 800. Lui era un migrante.

Come buona parte dei parenti degli afflitti da uno dei virus della rabbia.

Piangiamo 700 morti e alcune centinaia di migliaia di cervelli

(*) Incluse un’alta dose di fake visto in un caso una aveva 4 tweet che dicevano la stessa cosa

(*)

Oziosi pensieri su una casa nuova

Siamo in una casa nuova da metà febbraio e, fino a oggi, non avevo ancora avuto l’occasione di parlare con nessuno degli altri inquilini.

Mi ero fatta la stravagante idea che non vi fossero animali nella scala. Sapevo di 1 gatto avendo visto il suo umano con della sabbia ma nulla di più.

Oggi ho avuto l’occasione di parlare con una signora che risiede qui da tempi immemori ed è saltato fuori che, a stima, nella scala c’è una decina di gatti e 2 cani.

La signora mi spiegava che non possiede gatti in prima persona ma adora fare da catsitter a quelli dei figli. Oggi era in residenza un meraviglioso British shorthair grigio.

La situazione della scala pare sia la seguente:

Pianterreno: 1 gatto. il padrone non c’è quasi mai e lo lascia fuori dall’appartamento. Il poverino piange disperato cercando di entrare. L’umano del gatto è disprezza da tutti gli altri gattofili.

Primo piano: Lato dx 3 gatti in heavy rotation, 3 gatti + 2 cani lato sx.

Secondo piano: Lato dx 1 gatto, lato sx il mio felino.

Terzo piano: Lato dx non pervenuto, lato sx 2 gatti.

E’ da segnalare la presenza di altri gatti nelle scale a lato.

La signora funge da nonna dei gatti della sua vicina di balcone, scala parallela. Questo mi ha un po’ ricordato la nonna del gatto perchè le due signore condividono oltre che lo status di cat granny anche quello di titolare di pollice verde fosforescente: parliamo di cose serissime perchè una è in grado di far resuscitare piante semimorte e l’altra oggi mi mostrava diefenbachie alte 3 m.

E, tra animali e piante, per un attimo ho pensato di essere finita in un’episodio di Midsomer Murders o Barnaby che dir si voglia

Oziose considerazioni su Charlie Hebdo e i nostri stercorari

Tra discorsi in giro, giornali e social network mi è successo di apprendere delle reazioni della nostra destra più becera all’attentato di Parigi.

Facciamo una premessa: Charlie Hebdo era un giornale irriverente, di sinistra e che non stava a distinguere tra diverse religioni.
Ve l’immaginate uno dei nostri becer-destraioli alle prese aclune di queste vignette ?

A Cristiano Magdi verrebbe un infarto, Gasparri invocherebbe la chiusura e Salvini di sicuro troverebbe che qualcuno degli antenati degli autori erano immigrati clandestini.

Tutto ciò sarebbe folklore non fosse che escono cose ancora peggiori.

Prendiamo la questione immigrati, cavallo di battaglia attuale della Lega. A sentir loro siamo i barconi sono pieni di immigrati musualmani pronti a metterci il velo e a togliere i simboli cristiani.

C’è un piccolissimo, secondario problema: tra gli immigrati che stanno arrivando ci sono anche cristiani in fuga. CRI-STIA-NI ossia seguaci di Cristo, discedenti dai membri delle prime chiese cristiane.
Oppure curdi, magari yazidi.

L’alternativa è che questa gente la lasciamo crepare in mare. Apprezzo il vostro spirito cristiano, mi ricordavo “Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato” (Mt 25,42-43) (*) ma come ebbe a sentirmi dire io sono anticristiana e anticlericale per cui non è detto che abbia compreso appieno il brano, magari quel “ero straniero” si riferisce a “ero abitante della comunità europea”.

Il secondo punto sono tradizioni e accidenti vari e qui ci sarebbe molto da dire non fosse altro che la Lega conosce le tradizioni locali come io conosco quelle della Kamciakta citeriore.
Anche perchè queste benedette tradizioni sembrano siano crocifisso nei luoghi pubblici e presepe.

Ora il presepe, ebbene si, è una tradizione italiana. Nessuno s’azzardi a spiegare ai leghisti che molti simboli arrivano dai vangeli apocrifi che vorremmo mai che si spaventassero di tutta quella roba tirata fuori da immigrati clandestini medio-orientali (**).

Per quanto riguarda la costruzione di moscheee che dire, almeno quelli che si lamentano riempissero le chiese invece che c’è una percentuale di partecipazione alle messe che è simile a quella dei francesi.

Siamo partiti da Charlie Hebdo, dalla satira dura, pura e irriverente fino alla blasfemia.
Siamo arrivati al razzismo duro e puro fino a diventare una comica.

Speriamo che un giorno riusciamo anche a ragionare in maniera sensata.

(*) Pochissimi italiani conoscono il Vangelo. Ricordo a Bose una signora che, di fronte ad una citazione evangelica, diede del comunista al monaco che stava tenendo la Lectio.
(**) Paolo di Tarso era cittadino romano, gli altri discepoli no. Però i romani eran decisamente più intelligenti dei nostri contemporani

On Losing a Dog

Una sera di 2 mesi ho pianto tutte le lacrime che non pensavo di avere e aspettato un mattino che non sapevo se avrebbe portato strazio o speranza.
Che sia un cane o sia un gatto, il post parla di quella perdita straziante che è la perdita del tuo compagno peloso.
Chi ci è passato sa eppure sa anche che tornerà ad avere un altro compagno peloso e tanti angoli nella memoria dedicati a chi c’è stato prima.
Perchè loro sono un dono d’amore incondizionato e di quell’amore abbiamo tutti bisogno.

Marking Our Territory

3.1

In his grief over the loss of a dog, a little boy stands for the first time on tiptoe, peering into the rueful morrow of manhood. After this most inconsolable of sorrows there is nothing life can do to him that he will not be able somehow to bear. – James Thurber

In July of 2004, my brother James held Dutch, his German Shorthaired Pointer, for the first time. On November 20, 2014, James held Dutch for the last time. After ten incredible years Dutch succumbed to the ravaging effects of hemangiosarcoma, a deadly and unfortunately common cancer in dogs.

Ten years, that’s the deal. The lucky get more time, far too many get less. But we all must inevitably face the end. That end – the only end – is heartbreak. When Dutch died I held James and we cried. I wasted no breath on neat and impotent words. James…

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Dell’astensione, del voto e delle aspettative

Più o meno un anno fa si votava alle primarie. Lieve come un’ape (*) mi avviai anch’io e votai.
Votai Matteo Renzi.

C’erano aspettative, c’era la speranza che qualcosa di nuovo potesse nascere, che questo paese uscisse da quel clima plumbeo in cui si trova, un clima che ricorda l’avanzata delle armate di Mordor.

Volevamo un Aragorn e che “Renewed shall be blade that was broken” (**) come scrisse Tolkien.
Erano attese un po’ messianiche e un po’ grass root.
Ci si sentiva parte di un movimento di rinnovamento, di una speranza che le cose vecchie fossero fatte nuove.

E’ passato un anno, abbiamo sentito grandi discorsi, abbiamo visto il peggio dei riciclati salire sul carro del vincitore e le bele figheire politico-riciclate raccontarci delle loro depilazioni ed estetisti.

Abbiamo visto iniziare cose e le abbiamo viste perdersi. Abbiamo visto uno scontro interno alla sinistra aspro e brutto, una cosa che di sicuro non andava nella direzione di un clima di collaborazione e speranza.

Tutto il resto è ancora aria fritta fatti salvi gli 80 euro che qualcuno ha avuto in più. Abbiamo anche visto aumentare le tasse e giuro che ne facevamo a meno.

Credo che molti siano delusi dal circo renziano, dai proclami, dalle frasi fatte, dalla demonizzazione del nemico (***).

E credo che l’astensione altissima avutasi ieri in Emilia Romagna qualcosa voglia dire.

Caro fratello nello scoutismo Matteo (****) aka Presidente del Coniglio, uscirsene con “Affluenza, problema secondario” quando il 60% delle persone non è andata a votare sta tra il mettere la testa nella sabbia, quello stato mentale che gli anglosassoni chiamano minimisation e dare sfoggio di una capacità di analisi politica da Vispa Teresa.

Altri si sarebbero dimessi con lo stesso risultato.

Ora io mi sento toccata dalla tua frase, mi sento colpita sul personale perchè il prossimo maggio dovrei andare a votare per le comunali.
Tutte e due i possibili candidati PD sono piutttosto “chiacchierati” per usare un eufemismo e tutti e due sono della serie “Stamattina mi son svegliato e ho trovato il Renzon”.
Di fronte a tale meraviglioso spettacolo non riesco a pensare di andarli a votare neppure turandomi naso, orecchie e indossando una maschera antigas.

Io sarò tra gli astenuti alle elezioni di una città della prima cintura torinese e se pensi che il non votare perchè ti verrà offerto di votare il circo sia un problema secondario forse hai perso il polso della situazione.

Un assistente degli scout diceva che nelle comunità capi si era talmente diretti da risultare persino offensivi.
Se dovessi parlare modello co.ca dire che meno circo, depilate e più concretezza possono dare ottimi risultati. Assieme allo scendere dal pero e ritornare a camminare tra gli uomini e le donne di buona volontà al posto dei potenti della terra.

E tutto ciò senza che chi non è d’accordo debba essere necessariamente un gufo (*****).

Perchè questo non è il post di un oppositore, questo è il post di un elettore che vorrebbe disperatamente pensare che c’è ancora speranza, c’è ancora possibilità di riaccendere la speranza.

Altrimenti avrà vinto il circo e quel 60% crescerà ancora.

Assieme alla disperazione.

(*) Citazione di Dickens, fa sempre bene iniziare con un po’ di cultura “alta”
(**) “La lama che fu rotta sarà rinnovata”
(***) Non mi riconosco molto nel sindacato ma quando il fighetto twitteriano di turno si mette a pontificare provo un vago senso di nausea. (Non si parla di gente che conosco e di cui apprezzo l’onestà intellettuale)
(****) Art. 4 della Legge Scout: “Lo scout e la guida sono amici di tutti e fratelli di ogni altra guida e scout”.
(*****) Li colleziono, mi regalassero la mug sarei anche contenta.