Stanotte una ciste che ho da anni ha iniziato a fare un male cane. Stamattina, visitilla al pronto soccorso.

Debbo essere onesta e dire che è stato quanto di più veloce ed efficiente abbia visto: sono entrata alle 8.10 con la bua ed uscita alle 8.30 con bestia spurgata e Guglielmo sulla schiena. (*)

Guglielmo è una specie di macromedicazione, circa 1 mq di estensione, che copre il taglio e che va rinnovato ogni 2/3 giorni.

Mi viene detto: “Dovrà fare delle medicazioni presso l’ambulatorio della sua ASL”. Ascolto, torno a casa e vedo d’informarmi.

Ora Santa Burocrazia vuole che tu queste cose le faccia nell’ambulatorio della tua zona. Santo Buonsenso vorrebbe che gli orari fossero user friendly, visto che non siamo tutti pensionati.

Santa Burocrazia batte San Buonsenso 1:0.

Gli orari sono dalle 10.30 alle 12.30, lunedì e giovedì, tutto ciò secondo sito ASL.

Visto che però i siti ASL hanno la tendenza ad essere affidabili come una promessa elettorale, lunedì mattina dovrò tirare su il telefono e cercare di capire come/quando/perchè e, soprattutto, se debba necessariamente farlo da loro, un pelino scomodo partire da To Centro ed andare fino in corso Trapani, o possa usufruire di qualche altra struttura più vicina.

Se così non fosse, debbo prendere due giorni di mutua o permessi per fare una medicazione che, ad occhio, richiede 10 minuti di tempo.

Un giorno o l’altro la nostra PA arriverà a capire che la popolazione italiana non è unicamente composta da pensionati. casalinghe, gente in età scolare e, in generale, gente che può in qualsiasi orario.

(*) un fantasmagorico inizio di giornata del cazzo anche se, debbo ammettere, taglio o non taglio dopo stai meglio

Leggo su la Stampa di oggi che ci sarebbe un progetto per spostare i profughi eritrei, somali e del Darfur  da una ex-clinica in Borgo San Paolo, dove attualmente si trovano, ad un ex caserma vicino alla Gran Madre.

Premetterei due cose:

  1. La ex-clinica non è distante da casa mia
  2. Quando furono messi lì nessuno ha chiesto pareri di alcun genere agli abitanti del quartiere

Aggiungerei che il quartiere non è peggiorato, non ci siamo ammalati di chissà quali malattie, non è aumentato il tasso di delinquenza nè, mi risulta, si è avuto un tasso di utilizzo di lingue scollegate dal cervello pari a quello dell’articolo.

Ora, a parte che non metterò mai piede al ristorante Monferrato perchè non mi pare il caso di portare soldi ad uno che dica: «Stendiamo un velo pietoso», dice Carlo Foradini, responsabile del ristorante Monferrato. «I profughi porteranno gazzarra e disordine. Piazza Vittorio, a parte la movida, è ancora una cartolina della città. Non ho nulla contro gli extracomunitari, alcuni lavorano anche da noi, ma in questo caso si tratta di nullafacenti». E portarli sapendo bene che non quanto dice quel signore non è vero.

Non c’è  gazzarra, disordine od altro. C’è povera gente che arriva da situazioni disperate e ci sono persone in situazioni privilegiate che hanno paura perchè i poveri puzzano o non portano soldi.

Per non parlare di quest’altra affermazione: “La signora Olga Ottone sta portando a spasso Jacopo, il nipotino. «Penso tutto il male possibile di questo trasloco – attacca – e mi sorprendo che il borgo non abbia ancora preso posizione. Una soluzione va trovata, ma preoccupano le condizioni ingieniche, il rischio malattie, il disturbo che queste persone possono portare. Siamo sicuri che siano tutte onestissime?»”

Quello che mi sconvolge è come si possano fare tali affermazioni, basate più che altro su pregiudizio.

Fan paura e suonano tanto di “lagna del quartiere chic”.

A questo punto mi verrebbe da chiedermi perchè non innalzino un bel muro attorno alla zona Gran Madre. Sentinelle all’ingresso e divieto d’accesso a chi abbia meno di 100 mila euro di reddito l’anno. A meno che faccia il cameriere o la badante.

Con l’augurio, di tutto cuore, che voi abitanti de la Gran Madre non dobbiate mai sapere cosa hanno passato quei profughi.

E chissà come si traduce “Oh Biko” in piemontese.

Cose serie ovvero concerti

I Rammstein faranno un tour europeo.
Alla domanda “Andreste in Italia?” debbono aver risposto “Manco per sontosa fungia della prozia Gertrude”.

Il posto piu’ vicino dove vederli in concerto credo sia Zurigo.

I Pixies faranno un tour europeo.
Alla domanda “Andreste in Italia?” debbono aver risposto “Manco per sontosa fungia della prozia Gertrude ed il monumentale augello del prozio Galimberto”.

Il posto piu’ vicino dove vederli credo sia Parigi.

La cosa si fa seria e viola seriamente il mio diritto ad assistere a dei bei concerti.

Potrebbe anche voler dire che a livello musicale siamo piu’ affini alla Turchia che alla Francia ma, a scanso d’equivoci, non vorrei cio’ suonasse offensivo per i turchi

La Famiglia (con la maiuscola) del tempo che fu

E’ luogo comune dire che “La famiglia è in crisi”. E’ comune, di questi tempi, sentire invocazioni alla sacralità della Famiglia, rigorosamente con la maiuscola, e invocare il “O Tempora, o Mores” parlando di caduta dei valori, crisi, immoralità, relativismo e vai coi carri.

I Tempora contrapposti ai passati Tempora in cui le donne erano donne, gli uomini uomini e la Famiglia era sacra ed inviolabile. Praticamente l’epoca d’oro dellla Famiglia, distrutta poi dalla liberazione sessuale ed avanti coi carri.

E tutto è bello, giusto e luminoso.

La qui presente colleziona manuali di economia domestica e galatei. i secondi sono ottimi modi per vedere quali fossero i modelli ed i riferimenti per le classi medie o medio-alte. Non quelle alte perchè eran loro a dare il là su cosa fosse accettabile o meno e potevano allegramente fare a meno di manuali.

Pur essendo libri divertenti in generale, in alcuni casi sono veramente interessanti come nel caso della Marchesa Colombi, Irene Brin o Brunella Gasperini.

In questi giorni mi è arrivato in mano “La Vera Signora” di Elena Canino, collaboratrice di Longanesi al Borghese.

Siamo nel 1951. Papa è Pio XII, siamo nell’epoca in cui le donne col rossetto o coi pantaloni sono escluse dalla comunione e il modello femminile è quanto di più cheesy e sottomesso vi possa essere.

Di sesso non se ne parla e si suppone che il piacere femminile non sia una prerogativa della “Vera Signora” anzi, la “Vera Signora” dovrebbe chiudere gli occhi e pensare alla patria.

E’ vero, la figura femminile proposta è sottomessa, le viene detto di essere molto attenta al marito, sopportare qualsiasi corna, l’uomo è poligamo si legge.

E già scopriamo che la sacra famiglia non è proprio esente da imperfezioni, anzi. Corna, gelosie, scazzi, delusioni sono ben presenti.

Ma la Signora non è del tutto passiva, perfetto riposo del Guerriero.
Alla Signora viene spiegato quale siano i modi da usare quando dovesse andare dall’avvocato per chiedere la separazione.
La Sacra Famiglia non è sempre inviolabile e perenne, si può anche dividere.

Andando avanti scopriamo che la Signora può avere un amante e c’è tutto un capitolo dedicato alla gestione dell’amante, cosa fare e non fare.

Accanto alla figura dell’amante della Signora, veniamo edotti sui vantaggi della Nave Scuola per il figlio, la cui iniziazione viene ritenuta molto migliore di quella possibile in qualsiasi bordello in quanto ottima per insegnare al giovin Signore come comportarsi con le Signore a letto educandolo al contempo al rispetto delle donne.

Si suppone che la Nave Scuola, essendo amica di mammà, sia a sua volta una Signora, eventualmente dotata di marito.
La Sacra Famiglia appare sempre meno algida e casta ma sempre più intrisa di profonda ipocrisia.

Tutti si trombano tutti purchè non si sappia in giro e vi sia molta discrezione.

Dulcis in fundo, nell’elenco delle professioni adatte ad una donna compare quella della mantenuta. Discreta, disposta a rinunciare a qualsiasi richiesta sull’asse ereditario ma totalmente fuori da qualsiasi schema di Famiglia.

Finito il libro, l’immagine della moralità anni ‘50 è andata totalmente in pezzi. Non siamo a livello degli aristocratici francesi o inglesi del XVIII secolo ma non siamo anche fuori dalla sessuofobia.

Non si parla di sesso, lo si fa.

Ora, qualcuno dei cantori del bel tempo che fu e dell’epoca antecedente la “liberazione sessuale”, un Giuliano Ferrara a caso, farebbe meglio ad informarsi e a leggersi quali fossero i costumi della borghesia itlaiana della metà dello scorso secolo.

Potrebbero scoprire che “nulla di nuovo sotto il sole” tranne l’unica cosa che non sembrano citare mai: la discrezione e la riservatezza.

Doti, quelle si, di un tempo andato.

Ma divenire branchiati, pesciformi ed anche un po’ squamosi.

Caldo, umido, pioggia.

Sembra l’India dei monsoni o qualche paese bizzarro, stile Blade Runner.

E allora si attacca il ventilatore, si indossa il vestitino leggero ma il caldo ti opprime.

Il sudore scende, ti brucia. Fa quasi senso il sentire l’appiccicaticcio.

E la necessità di docciarsi, di riprendersi.

Di riprendere aspetto ed umore umani.

Prima di non essere più umani.

Cari signori che vi siete ieri trovati al Lingotto,

Non ho seguito la vostra discussione in diretta perchè, come si dice in buon piemontese, “L’ai nen masà niun” (*).

Come molti altri italiani, ho letto la sintesi sui giornali, nel mio caso versioni cartacee di Repubblica e La Stampa.

Partendo da cosa ho letto, vi illustro in senso letterale quali sono le mie impressioni:

Cosa avete capito dei bisogni della gente e, in generale, cosa capite della situazione attuale:

695px-Maslow_Pyramid_2 (arabo)

(immagine tratta da Wikimedia Commons, arabic)

Quali continuano ad essere le vostre posizioni ed i bisogni del mondo reale:

post

Nell’immagine la piramide dei bisogni di Maslow (source Wikimedia Commons)

Cosa si capisce della vostra “vision” e come si potrebbe rappresentare:

800px-Lavender_Mist

(Jackson Pollock – Lavander Mist – Da Wikimedia

(*) In italiano sarebbe “Non ho ucciso nessuno” ossia “non ho fatto nulla di così grave da mertiarmi una tale punizione”

Tralasciamo il fatto che in una trasmissione sulle donne, sulla spiritualità femminile e sul corpo delle donne, lei le donne le lasci parlare ben poco.

Tralasciamo il fatto che il raffinato intellettuale, fama che ella ha, riduce la dimensione del misticismo a una questione che sta tra Leary e l’orgasmo represso dimenticando del tutto grandi studiosi come Buber e la definizione che da della questione quale “l’esperienza di assoluta libertà” e che Martin Buber lega il linguaggio erotico al fatto che l’unico linguaggio in cui l’esperienza sarebbe traducibile è quello dell’eros.

Tralasciamo che, dopo aver continuato a paragonare il misticismo all’eros, vada a fare una domanda diretta sull’esperienza ad uno. Le consiglio di leggere Thomas Merton che considera l’esperienza spirituale come la più intima di tutte.

Più ancora del fare all’amore.

E, mi scusi, ma tutto quello che vedo è un tentare di passare la SUA lettura a scapito di qualsiasi altra voce. Anche perchè non lascia parlare la gente, non da spazio.

Lo spazio viene dato a chiunque appoggi la sua visione e la sua lettura.

E lasciamo stare il fatto che se c’è ero nelle streghe, nella persecuzione arriva nella maggior parte dei casi sotto tortura.

Impressionante, soprattutto adesso che sta facendo parlare per l’ennesima volta un uomo. Dopo aver tolto la parola ad una donna.

Figo. Era meglio se faceva una bella inchiesta su Giovanna d’Arco.

Avrebbe evitato di andare ad affrontare temi così complessi e delicati, per tutte le implicazioni, puntando su un solo punto: il sesso, con una bella dose di morbosità.

Dimenticando che alla base della condanna della strega c’è sempre la denuncia. Denuncia a cui è stato solo accennato. Esattamente come poco o nulla è stato toccato del contesto e dei cambiamenti che portano alla persecuzione.

Si è anche dimenticato di dire che la caccia alle streghe è un fatto trasversale alle religioni: a Salem c’erano i puritani, in Kenya ed in India si continua a morire con l’accusa di essere streghe

Ah, dimenticavo: nella maggior parte degli atti originali dei processi, il piacere non è citato.

Bruttissima puntata, peccato abbia tolto voce alle donne.

Non diversamente dall’inquisizione di cui parla molto.

Rilke …

Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore e …
cerca di amare le domande, che sono simili a
stanze chiuse a chiave e a libri scritti in una lingua straniera.
Non cercare ora le risposte che non possono esserti date
poiché non saresti capace di convivere con esse.
E il punto è vivere ogni cosa. Vivi le domande ora.
Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga, di vivere fino al lontano
giorno in cui avrai la risposta.

Quella roba lì. l’alieno, salta fuori una mattina d’estate. Una bella mattina che potrebbe iniziare con i migliori auspici.

Invece passi la mano e senti l’alieno. Sembra una roba che si chiama normalmente nodulo e fa male se lo tocchi.

L’alieno sai che lo devi far controllare, non puoi lasciarlo lì. Perchè non controllarlo vuol dire affrontare l’ignoto, vuol dire arrivare anche ad affrontare qualcosa a cui preferisci non pensare.

Passi la giornata pensando ad altro, sforzandoti del tutto di tenerlo fuori dalla tua mente. Sei nervosa, distratta.

C’è qualcosa che si muove nel background. Non è facile non farsi film, tutti belli pieni di immagini poco gradevoli. Quei film che fan parere ER la versione allegra dei Monthy Phyton.

Dell’alieno prima o poi ti toccherà parlare, spiegare. Non fosse altro per chiedere quei maledetti giorni che servono per fare analisi e controlli.

Di parlare dell’alieno non è che c’hai tutta sta voglia, non foss’altro che parlare di robe simili richiederebbe un minimo di calore umano in chi ascolta.

E quando sei in queste situazioni

Al dopo. all’eventuale dopo non ci vuoi pensare. Perchè potrebbero dirti che è un nulla o potrebbe essere altro.

Per adesso è l’alieno.

Sperando possa diventare presto “Quella roba lì che ti fece prendere un bello spavento”

C’è una notizia che non ha avuto l’onore della prima pagina, una notizia di cui si parla nelle pagine secondarie dei giornali o beccandola per caso.

Sto parlando dell’aggressione di Napoli dove una ragazza rischia di perdere un occhio perchè ha difeso il suo amico dai nazisking. Amico a sua volta tormentato in quanto gay.

Allo stesso modo si è parlato pochissimo dell’assassinio di un’altra donna, a Milano, accoltellata a morte con il figlio di 18 mesi in braccio.

Violenze accumunate anche dalla nazionalità degli aggressori: italiani, italianissimi.

Qualcosa che fa la differenza, a quanto pare, perchè avessimo avuto aggressori rumeni o magrebini la prima pagina non sarebbe mancata.

La misura dell’imbarbarimento passa attraverso la non reazione di una piazza intera, come a Napoli, e la non reazione dei media a meno si tratti di stranieri.

Da una parte vince la paura del singolo rispetto alla solidarietà, dall’altra il muro di silenzio, in questi casi ancora più pauroso.

La misura dell’imbarbarimento, della paura, dell’indifferenza passa non solo attraverso il singolo ma anche attraverso i mezzi d’informazione troppo occupati a star dietro ad escort e notizie sensazionalistiche per occuparsi di quella che è la realtà.

Realtà in cui l’aggressore nella maggior parte dei casi ha un cognome e dei tratti localissimi, realtà che non verranno rese note o annegate nelle notizie più gossip/scandalistiche.

L’aggressione di Napoli come l’assassinio di Milano sono già destinati al dimenticatoio.

Le ferite che lasciano sulle persone no, le ferite lasciate dalla mancanza di solidarietà, dal fatto che non sia stato fatto neppure il minimo per evitare che una ragazza rischiasse un occhio ed un bambino si vedesse ammazzare la madre rimarranno a lungo.

La meditazione collettiva dovrebbe a questo punto essere su “Cosa stiamo diventando?”

Disgraziatamente non ci sarà.

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