Piccoli drammi, soluzioni, case ed altri accidenti

Da ieri ho una casa tedesca. Una piccola, bellissima, curatissima casetta nel quartiere universitario di Dusseldor.

Se prendete una cartina della città, il quartiere universitario confina a nord con quello fighetto-artistico e ad ovest di quello fighetto-modaiolo. E’ esattamente uguale al primo, tranne per gli affitti che sono un bel po’ più bassi ed è abitato da gente decisamente più giovane.

Costi delle case e negozi fighetti a parte, debbo ancora capire cosa li differenzi.

Hanno lo stesso genere di case Jugendstil, rifatte o meno non lo so, lo stesso genere di vie e faccio fatica a capire dove inizi uno e finisca l’altro. In compenso la stessa casa che ho preso costerebbe circa 300 euro in più al mese.

Credo che la cosa si possa definire “meraviglie economiche della fighettaggine” ossia dato un fighetto, egli tenderà a risiedere nel posto che abbia maggiore fama di fighettismo. Ciò fa sì che il fighettismo possa diventare parte della famosa “utilità marginale” ma, disgraziatamente, essere ancora poco studiato.

Sia come sia, uscendo dalle reverie economic-sociali, la casa è veramente deliziosa, la più graziosa mi sia successo di avere in Germania. Pavimenti originali bianchi e neri oppure parquet, arredamento ben scelto e non troppo Ikea dominato, accessori e biancheria in diversi toni di blu. In più l’ADSL che non guasta mai.

Se apro le finestre, sento gli uccellini cinguettare. Per il resto una tranquillità assoluta, nessun motorino rombante o truzzo ululante.

Ieri, questo paradiso è stato rovinato da una mia gravissima dimenticanza: non mi ero portata dietro la caffettiera. Se avete presente lo stato della caffettaggine tedesca, potrete immaginare il dramma. Prospettiva di terribili caffè lunghissimi o espressi fatti alla bell e meglio oppure ricerca affannosa di gelatorie dove farsi estirpare un rene per una goccia dell’agognato liquido.

Ieri ho provato con un succedaneo: Nescafè Espresso. In rapporto al Nescafè classico, un’autentica meraviglia. In rapporto al caffè all’italiana, lasciamo perdere. Il tutto a 5.50 eurini. Altrettanto il Nescafè Capuccino, una meraviglia rispetto a niente ma da colazione altamente deprimente.

Così stasera, felice come una Pasquetta, ho rimediato comprando una Bialetti. Ad occhio direi che costa meno che in Italia ma non importa, ci sono bisogni che non possono essere ignorati.

A quel punto sono andata a recuperare il caffè e, in carenza di sostanza, ho preso l’Illy che qui viene venduto in confezioni da 125 grammi. Essendo tuonata come poche altre volte fui, ho ululato “Ma guarda che qui costa meno del Lavazza” fino al momento in cui ho notato la pezzatura. In realtà costa il doppio del Lavazza anche se qualche decina di cent meno che da noi (*)

Per la cronaca, ho gettato via la primissima caffettiera piangendo stile Paperone poi, per consolarmi, ho cenato a Blutwurst, insalata e AltBier.

Una domanda che mi sta sorgendo in questi giorni è la seguente: consulento in un’azienda dove lavorano svariate decine di migliaia di persone. Credo di conoscerne circa 150 sul totale. Stante tale premessa, com’è che continuo a  trovarmi  davanti o sentir parlare di gente che conoscevo già?

Esiste una qualche teoria che vuole che, dato un network, te lo porti avanti fino alla fin dei tuoi giorni? Ammetto che sono perplessa

Altra cosa. la differenza di clima. A leggere le cose italiane dalla Germania, sembra di aver a che fare con situazioni anfetaminiche intrise di santissimo provincialismo. Anfetaminiche per l’enfasi data a qualsiasi cazzata, provinciali perchè, in alcuni momenti, mi ricordano brutalmente i discorsi di “Don Giovanni in Sicilia”.

Quando attacca il trip “Ah mah come fanno all’estero”, viene un po’ di pecolla. Detto in parole semplici ed in buon francese: “Se volete le cose come all’estero, andate all’estero”. A volte è meglio, a volte è peggio, di sicuro è diverso. Non illudetevi però che sia perfetto.

Un’ultima cosa: qui fa caldo e c’è uno splendido sole. Se qualcuno inizierà a dire “Ah certo, il clima dell’estero”, avrà perfettamente ragione. Almeno in questi giorni

(*) Perchè le cose italiane debbano costare meno qui son anni che me lo chiedo.

Pubblicato il 31 marzo, 2009 su Diaristica, Piaceri, Realta', Viaggi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

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